Made in Gaza: per aiutare il terrorismo una flotilla al contrario

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Cosa non si fa per aiutare e finanziare il terrorismo. Se non si può forzare il blocco a Gaza dall’esterno lo si forza dall’interno. Fallite le varie flotille che cercavano di forza il blocco israeliano a Gaza ora si vuole organizzare una flotilla che porti beni prodotti a Gaza verso l’esterno.

A organizzare il tutto è il solito Michael Coleman che lo ha annunciato domenica scorsa (9 giugno) in una conferenza stampa tenutasi presso il porto di Gaza. Coleman intende ristrutturare un vecchio peschereccio e con questo forzare il blocco su Gaza. Ma questa volta le sue intenzioni non sono quelle di importare beni a Gaza ma di esportarli. Coleman vuole riempire la nave di beni prodotti a Gaza (ricami, prodotti tipici e della terra, artigianato locale ecc. ecc.) ed esportarli come farebbe un normale esportatore. Lo scopo dell’iniziativa, denominata “Made in Gaza” (poi ribattezzata Arca di Gaza), è sempre quello di spargere veleno sulle misure di sicurezza applicate alla Striscia di Gaza anche se Coleman afferma che il tutto è mirato ad aiutare i palestinesi di Gaza.

In effetti i prodotti di Gaza possono essere regolarmente esportati sia attraverso l’Egitto che persino attraverso Israele e quindi l’iniziativa Made in Gaza è solo l’ennesimo tentativo di propagandare il falso stereotipo di una Gaza assediata, tanto più che Hamas ha già fatto sapere che i prodotti esportati da Coleman, che verranno pagati in anticipo, saranno regolarmente tassati per “finanziare la lotta al nemico sionista”, quindi l’operazione perde anche il seppur minimo intento umanitario e diventa una operazione di finanziamento al terrorismo.

L’operazione Made in Gaza (o Arca di Gaza) prenderà il via non appena i lavori al peschereccio saranno terminati. Su chi finanzi questa ennesima messa in scena c’è invece, come sempre accade, un fitto mistero e non abbiamo il minimo dubbio che il fiume di soldi che finanzia il terrorismo di Hamas e riempie le tasche delle tante organizzazioni filo-palestinesi c’entri ben poco con le ragioni umanitarie.

Sarah F.

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