Marò: l’India alza il prezzo. E’ ora che l’Italia reagisca

Ieri la polizia dello stato indiano del Kerala ha formalizzato i capi di accusa contro Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò italiani impegnati nella missione di scorta alle nazi nell’Oceano Indiano e finiti nella rete estorsiva indiana.

I capi d’accusa sono pesantissimi: omicidio (art.302) per i due pescatori uccisi; tentato omicidio (art.307) per gli altri pescatori che erano a bordo del peschereccio contro il quale i marò avrebbero aperto il fuoco scambiandolo per una imbarcazione di pirati; condotta dannosa (art. 427) e associazione per delinquere (art.34).

E’ chiaro il tentativo delle autorità indiane di alzare il prezzo del riscatto che l’Italia prima o poi dovrà pagare per riavere i due militari. Non c’è nessun altra trattativa, mediazione o ipotesi. Per riavere i due marò dovremo pagare e non bastano pochi soldi.

La condotta indiana è sempre più scandalosa e ci meraviglia che il Governo italiano non abbia ancora studiato una ritorsione. Non l’ha neppure minacciata. Perché se l’India può farsi gioco delle leggi internazionali e del Diritto Internazionale l’Italia non può fare altrettanto. Noi siamo sempre i soliti fessacchiotti che pagano e se ne vanno con la coda tra le gambe.

Beh, è ora che l’Italia reagisca e che metta in campo l’ipotesi di ritorsioni contro l’India, dal boicottaggio dei prodotti indiani fino all’espulsione di tutti quei cittadini indiani non in regola con le leggi italiane. Non possiamo più aspettare che ogni volta l’India alzi il prezzo de riscatto anche perché i dubbi che a sparare siano stati i marò italiani sono tantissimi. Rivogliamo i nostri marò.

Roberto Delponte

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