Marò: quella incapacità di tutelare gli italiani all’estero

marò farnesina

Il caso dei due marò ha riportato alla ribalta la cronica incapacità della Farnesina di tutelare i nostri connazionali all’estero. Se infatti l’opinione pubblica è concentrata sulla vicenda dei sue militari detenuti in India non si può dimenticare che ci sono oltre 3.000 italiani detenuti all’estero che non beneficiano della stessa ridondanza mediatica e che spesso vivono in condizioni al limite dell’umana comprensione.

Al di fuori della colpevolezza o meno di questi italiani che per varie ragioni sono detenuti all’estero ( e molti non sono affatto colpevoli) va detto che l’assistenza a loro garantita dagli uffici consolari preposti non è né all’altezza di un Paese civile, né paragonabile a quella fornita ai due marò. In molti casi gli italiani detenuti all’estero vengono letteralmente abbandonati a loro stessi anche nei casi in cui sono in precarie condizioni di salute.

Il problema si fa particolarmente serio quando i cittadini italiani sono detenuti in paesi dove il rispetto dei Diritti Umani è un puro eufemismo. Infatti, mentre sarebbe logico tutelare maggiormente i cittadini italiani detenuti in questi Paesi, paradossalmente sono quelli che più facilmente vengono abbandonati. Ci sono addirittura cittadini italiani che rischiano la pena di morte.

Un discorso a parte va poi fatto riguardo agli italiani rapiti all’estero. Non esiste alla Farnesina una unità specifica e permanente che si curi di questo fenomeno in continua espansione. Una task force viene creata ogni volta all’occorrenza mentre le prime incombenze vengono lasciate all’unità di crisi, ma una vera e propria unità specializzata (anche con elementi militari e dei servizi segreti) non esiste mentre invece riteniamo che ce ne sarebbe urgente bisogno.

Gli errori fatti dalla nostra diplomazia nel caso dei due marò sono lampanti ma purtroppo non sono isolati. In questo caso sono emersi grazie all’attenzione mediatica che c’è sul caso, ma di errori del genere (e anche più gravi) ne accadono molto spesso. In quei casi purtroppo sono le famiglie dei nostri connazionali a sobbarcarsi tutte le incombenze quando invece dovrebbero essere le istituzioni locali (i consolati) a garantire una adeguata assistenza, per esempio garantendo ai nostri connazionali una adeguata difesa legale. Invece i consolati al massimo forniscono una lista di nomi di avvocati che spesso nemmeno conoscono.

Sappiamo che parlare di queste cose in momento di crisi così profonda per il nostro Paese potrebbe sembrare inopportuno, ma riteniamo comunque che il problema vada affrontato dal nuovo Governo, se non altro per evitare altre brutte figure e per garantire quello che un Diritto sancito dalla Costituzione: la tutela dei cittadini italiani ovunque essi si trovino.

Bianca B.

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