Medio Oriente: Kerry e Obama pagano l’ultima cambiale agli arabi

Se oggi il Medio Oriente è in fiamme c’è un motivo che sovrasta su tutti gli altri e il discorso tenuto ieri dal Segretario di Stato americano, John Kerry, ne è la conferma: l’incapacità o l’impossibilità americana e in particolare dell’Amministrazione Obama di prendere le distanze dalla narrativa araba tipica della Fratellanza Musulmana sia nei confronti di Israele che, non dimentichiamolo, del resto del mondo.

E’ difficile commentare un discorso che sembra scritto dalla mano del defunto Arafat e che sicuramente è stato scritto più a Doha e a Riad che a Washington. E’ difficile non perché quanto detto da Kerry non sia contestabile, tutt’altro, ma perché è un concentrato di quella stessa narrativa araba basata sulla menzogna di un popolo palestinese mai esistito e di presunti Diritti di autodeterminazione che accampano gli arabi, Diritti basati su una storia del tutto inventata che da quasi 70 anni siamo costretti a subire. E’ come se per John Kerry e Barack Obama gli ultimi 70 anni non fossero mai esistiti, è come se Israele non avesse mai subito sanguinose guerre di aggressione volte alla sua distruzione, è come se il terrorismo islamico che tante vittime ha fatto e sta facendo non fosse il problema ma una conseguenza di cui si incolpa Israele, i coloni, gli insediamenti e chi più ne ha ne metta. Come si può oggettivamente contestare un discorso basato su una grande unica menzogna che ne ha generate decine e decine di altre, a partire dai cosiddetti “profughi palestinesi” fino alla più recente e sconvolgente decisione di capovolgere completamente la storia di Gerusalemme adottata prima dall’UNESCO e poi dalle stesse Nazioni Unite?

Come si può oggettivamente contestare un discorso che per sua stessa impostazione impedisce di farlo essendo basato su una grande menzogna? Come si può contestare un discorso completamente sbilanciato a favore degli arabi che evita accuratamente di affrontare il vero problema del conflitto arabo-israeliano preferendo invece basarsi completamente su una narrativa trita e ritrita? Come si può contestare un discorso che riporta le lancette dell’orologio al 1967 come se da allora ad oggi non fosse successo nulla? Se con tutto quello che sta succedendo in Medio Oriente un Segretario di Stato americano uscente dedica l’ultimo suo discorso ufficiale di ben 71 minuti solo a Israele e a trovare il modo e le giustificazioni per danneggiarlo non è necessario dire nulla, qualsiasi essere senziente capisce che Obama e Kerry stanno pagando l’ultima cambiale ai regimi arabi così generosi con loro e con i loro amici (fondazione Clinton in testa), capisci che danneggiare in extremis Israele è l’unico modo per loro di pagare il debito e magari sperare in nuovi congrui finanziamenti per un futuro fatto sicuramente di attivismo filo-arabo.

Ma cosa vuoi dire a un Segretario di Stato americano che per 71 minuti ripete a memoria la stessa narrativa araba che sentiamo da quasi 70 anni? Se la cosa non fosse così seria e pericolosa ci sarebbe da sorriderci su prima di girare pagina e tornare alle cose serie, ai veri problemi del Medio Oriente, all’Iran in Siria, a Daesh, a Hezbolah e Hamas, alla Fratellanza Musulmana, ai massacri in Siria e in Iraq, alle giuste rivendicazioni del popolo curdo, quello si un vero popolo millenario. Con la nefasta eredità che lasciano al mondo questi due pericolosi personaggi come si può oggettivamente pensare di rispondere al discorso di John Kerry?

Piuttosto occorre concentrasi sui motivi di tale discorso, sul perché una amministrazione che si definisce democratica arrivi a fare l’ultimo suo discorso incentrato completamente su Israele e su come danneggiare l’unica democrazia in Medio Oriente. Su questo noi ci concentreremo nei prossimi giorni, non sulle assurde proposte di Kerry che verosimilmente porterà anche al Consiglio di Sicurezza dell’ONU nell’estremo tentativo di pagare una cambiale salata ai generosi finanziatori arabi.

Di Gabor H. Friedman

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