Medio Oriente, Pence agli arabi: «su Gerusalemme siamo d’accordo di non essere d’accordo»

Apparentemente di primaria importanza, la questione di Gerusalemme non interessa agli arabi che la liquidano con una dichiarazione dove si afferma che con gli Stati Uniti hanno concluso di «non essere d’accordo». Tutto qua. I problemi seri sono altri

By , in Middle East on . Tagged width: , , ,

C’è un fatto di attualità che mette un timbro indelebile sul fatto che la questione palestinese sia ormai arrivata alla fine del suo fin troppo lungo percorso, il viaggio del vice-Presidente americano, Mike Pence, in Medio Oriente.

Abu Mazen si è rifiutato di incontrarlo e praticamente non è importato nulla a nessuno, anzi l’unico che ha chiesto al leader arabo-palestinese di ripensarci è stato Bibi Netanyahu. Pence nel frattempo incontrava il Presidente egiziano, Abd al-Fattah al-Sisi, e il Re di Giordania, Abd Allah II, con i quali conveniva che «su Gerusalemme erano tutti d’accordo di non essere d’accordo». Punto, tutto qua il disappunto arabo per la decisione americana di trasferire l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme. Re Abd Allah ha un po’ insistito (ufficialmente) su fatto che la mossa americana rischiava di “destabilizzare la regione”, ma nel chiuso delle stanze le discussioni hanno riguardato altre cose ben più importanti e destabilizzanti per il Medio Oriente, primo tra tutti il pericolo iraniano sempre più imminente. Con Al Sisi invece oltre che del pericolo iraniano Pence ha affrontato anche il grosso problema che sembra delinearsi con la Turchia di Erdogan, non certo meno pericolosa dell’Iran. Su Gerusalemme solo qualche accenno e le solite dichiarazioni a favore di popolo sul fatto di essere in disaccordo con la decisione americana.

Gli arabi hanno abbandonato la questione palestinese tanto che oggi Abu mazen vola in Europa per chiedere che sia la UE a riconoscere uno Stato palestinese e a prendere le redini del negoziato con Israele e lo fa proprio nel giorno in cui Pence arriva nello Stato Ebraico dove vedrà il Premier Netanyahu e poi parlerà alla Knesset dove però per protesta non ci saranno i deputati arabi.

Lo hanno capito anche gli iraniani che il mondo arabo è stanco della questione palestinese tanto che venerdì scorso, giorno di preghiera islamica, hanno ordinato a tutti i chierici sciiti, in particolare quelli del Libano, che è un paese arabo, a lanciare un appello a tutto il mondo musulmano affinché si unica all’Iran e a Hezbollah nel supporto alla causa palestinese. Un estremo tentativo di portare la vicenda di Gerusalemme sul piano religioso e di sollevare il mondo islamico contro Israele e gli Stati Uniti.