Medio Oriente: quel “tutti contro tutti” che piace a Teheran

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Sunniti contro sciiti, sunniti e sciiti contro Israele, musulmani che uccidono cristiani, ISIS contro Al-Nusra, Hezbollah contro ISIS e Al-Nusra, Hamas contro Israele ed Egitto, Hezbollah che minaccia guerre totali e via dicendo. C’è di che confondersi nella attuale situazione in Medio Oriente anche se un occhio attento vedrebbe i fili comuni che legano tutti questi scontri efferati e sanguinosi. Parliamo di fili perché anche se portano tutti a Teheran i fili sono diversi.

Filo n°1: Barack Hussein Obama

Anche i più accaniti sostenitori del Presidente americano, quelli per intenderci alla Botteri che gli danno sempre ragione a prescindere, non possono negare che la politica estera voluta da Obama ha portato tanti di quei disastri che ne pagheremo le conseguenze per decenni. Nel maldestro tentativo di favorire la Fratellanza Musulmana e quindi la riunificazione di sciiti e sunniti, Obama ha letteralmente demolito i già fragili equilibri in Medio Oriente. Non pago di questo ha portato avanti una politica fermamente anti-israeliana che nella sua testa malata doveva servire proprio ad unire sciiti e sunniti dato che l’odio per Israele è l’unico punto a unire tutto l’Islam. I risultati di tutto questo sono davanti agli occhi di tutti. La Siria e l’Iraq sono un inferno, la Libia è letteralmente disgregata, l’Iran è a un passo dall’atomica e dall’invasione della Siria. Ed è proprio l’Iran l’unica a beneficiare veramente della situazione.

Filo n° 2: Stato Islamico (ISIS)

La nascita dello Stato Islamico è la diretta conseguenza della scellerata politica americana in Medio Oriente. La volontà di Obama di portare al potere la Fratellanza Musulmana in Siria (dopo Egitto, Libia e Tunisia) e di renderla più potente in Iraq ha portato gli Stati Uniti ad armare la cosiddetta “resistenza siriana” che di fatto ha fatto nascere lo Stato Islamico. Qui non siamo nel campo delle illazioni, ma in quello delle certezze (anche se logicamente il discorso è più complesso e non può essere riassunto in poche righe). Ma al di la dei motivi che hanno favorito l’avvento dello Stato Islamico, tra i quali metterei anche la complicità della Turchia, sono le conseguenze di questa nascita a pesare negli equilibri mediorientali. Di fatto anche in questo caso gli unici ad approfittare di questo mostro creato dalla fantasia di Obama è ancora una volta l’Iran che, con la distrazione di massa provocata dalla ferocia dell’ISIS, ha potuto mettere in secondo piano rispetto all’attenzione mondiale il proprio programma nucleare, muoversi liberamente in Yemen e probabilmente gettare le basi per una occupazione armata della Siria. In parole povere ha potuto portare i suoi uomini al confine con Israele, un sogno prima di Obama.

Filo n° 3: l’Unione Europea

Se Obama ha potuto portare avanti una simile politica molti dei “meriti” vanno all’Unione Europea che ha seguito le direttive americane come un cagnolino segue il padrone. Prima con Catherine Ashton e poi con Federica Mogherini, l’una la continuazione dell’altra, ha formalmente accettato che l’Iran prendesse tutto il tempo che gli serviva per arrivare alla bomba atomica, poi ha mantenuto un profilo basso nella crisi siriana e nella conseguente crisi irachena. Ha permesso alla Turchia di fare da base esterna al califfato, ha condotto una chiara politica filo-palestinese e anti-israeliana concentrandosi sull’inutile questione della pace israelo-palestinese mentre il mondo tutto intorno esplodeva. Anche in questo caso gli unici ad essere avvantaggiati da tutto questo sono stati gli Ayatollah iraniani che non solo hanno incassato la fine sostanziale delle sanzioni (anche se ufficialmente sarebbero ancora in vigore) riprendendo a pieno ritmo gli affari con l’Unione Europea, ma soprattutto hanno potuto giovare della estrema debolezza della politica europea per arrivare alla tanto agognata bomba atomica.

Filo n° 4: i palestinesi

E non potevano mancare nella lista gli ormai onnipresenti palestinesi, gli unici che con il loro odio contro Israele fino a ieri erano in grado di unire tutto l’Islam, fino a ieri perché gli arabi stanno finalmente aprendo gli occhi (ma questo è un altro discorso di cui parleremo). Abu Mazen ha approfittato a piene mani degli avvenimenti in Medio Oriente. La Palestina riesce a deviare l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale ancora di più di quanto non faccia lo Stato Islamico e questo in “nano malefico” lo sa. Così, approfittando del caos generale in Medio Oriente, Abu Mazen ha ottenuto di tutto e di più guardandosi bene però dal fare un qualsiasi passo avanti verso la pace, una condizione cioè che non combacia con la fame di denaro dei leader palestinesi e che favorirebbe la nascita di uno Stato palestinese, cosa che chiaramente Abu Mazen non vuole perché vorrebbe dire porsi sotto una forma di controllo internazionale. Così è molto meglio (e molto più conveniente) mantenere lo status attuale di “vittime” piuttosto che assumersi la responsabilità di riconoscere Israele e far nascere uno Stato palestinese. La questione dei palestinesi è senza ombra di dubbio il motivo di distrazione di massa più potente, più potente del ISIS, più potente di qualsiasi altra cosa perché non unisce solo il mondo islamico sotto la bandiera comune dell’odio per Israele, ma riesce a coalizzare l’estrema destra e l’estrema sinistra in occidente, anche in questo caso unite dall’antisemitismo. E anche in questo caso possiamo distinguere la longa mano di Teheran. Hamas (sunniti appartenenti alla Fratellanza Musulmana) è tornato a prendere armi e soldi da Teheran, Hezbollah (sciiti direttamente dipendenti dall’Iran) usa la questione palestinese come una mazza da baseball per evitare che si parli del loro intervento in Siria e della lunga preparazione di una guerra con Israele (giudicata da molti inevitabile) che però, proprio per la questione siriana, adesso non potrebbe combattere. Le cose cambierebbero se l’Iran, come sembra, interverrà direttamente in Siria. Allora Hezbollah (e probabilmente Hamas) potranno concentrarsi sulla guerra con Israele sapendo che in Siria c’è l’esercito iraniano a coprir loro le spalle. La questione palestinese diventa quindi (ancora una volta) l’arma per scavalcare il Diritto Internazionale e puntare dritto all’obbiettivo grosso: Israele.

Il Medio Oriente non è mai stato una polveriera come lo è adesso ma basta fare qualche semplice ragionamento e unire i fili per capire come e perché si è arrivati a questa situazione. E mentre il più pericoloso e criminale regime islamico, l’Iran, si sta dotando di armi nucleari il mondo sta dietro allo Stato Islamico e soprattutto alla questione palestinese. E a Teheran ridono come matti.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Adrian Niscemi

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