Migranti: il rischio della infiltrazione terroristica

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La tragedia di Lampedusa ha riportato improvvisamente in primo piano la questione delle migliaia di migranti che in Nord Africa aspettano di imbarcarsi per l’Europa. Una bomba umana di cui non si conoscono i numeri esatti ma che si stima siano nell’ordine di diverse decine di migliaia.

Secondo una ricerca commissionata dalle Nazioni Unite in collaborazione con l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), solo in Libia e in Tunisia sarebbero presenti oltre 30.000 migranti in attesa di fare il grande salto verso l’Europa. Di questi oltre il 30% sarebbero nelle condizioni di chiedere lo status di rifugiato provenendo da zone di guerra o da Paesi che violano i Diritti Umani come Eritrea e Somalia. La ricerca evidenzia come vi sia una vera e propria macchina organizzata che gestisce il trasporto dei migranti verso l’Europa, una organizzazione ben oliata con tanto di tariffario e modalità di trasporto. Chi può pagare o ha in Europa parenti che possono pagare può disporre di mezzi più sicuri per la traversata, gli altri devono accontentarsi di quello che trovano, carrette del mare spesso dismesse e rimesse in acqua in fretta e furia sulle quali vengono imbarcate centinaia di persone, molto oltre la loro capienza. Tra queste due tipologie di trasporto si cela un pericolo che fino ad oggi è stato fin troppo sottovalutato, quello della infiltrazione terroristica.

L’organizzazione, che beneficia della copertura delle autorità libiche e tunisine, avrebbe strettissimi legami con le organizzazioni islamiste presenti in Libia e in Tunisia le quali dal traffico di esseri umani traggono un doppio beneficio, quello economico e quello politico. A sostenerlo è la Direction générale de la sécurité extérieure (DGSE) che individua un rischio “molto elevato” di infiltrazione terroristica in Europa attraverso il meccanismo della richiesta di asilo. Tra i richiedenti asilo eritrei e somali ci sarebbero infatti decine di “infiltrati” delle organizzazioni terroristiche legate a gruppi quaedisti, gente pronta a infiltrasi in Europa attraverso la copertura garantita dalla richiesta di asilo. Questa gente beneficia dei migliori mezzi per la traversata, scafisti con tanto di telefono satellitare per lanciare l’allarme quando si è in prossimità delle coste italiane, un corridoio protetto dalle stesse motovedette tunisine e libiche che traghettano le barche fino alle acque internazionali, un sistema di accoglienza ben organizzato in Italia o in altri Paesi europei. Insomma, secondo la DGSE ci sarebbe una vera e propria strategia di infiltrazione terroristica dietro alla organizzazione che gestisce il flusso dei migranti dal Nord Africa all’Europa.

Stando a quanto riferisce un funzionario della DGSE che collabora con i servizi italiani, l’organizzazione che gestisce il traffico di migranti pur essendo legata con i gruppi terroristici quaedisti rimane comunque una organizzazione prettamente a fini di lucro e non ideologizzata. «In Europa c’è l’errata convinzione che a gestire il flusso di migranti siano un serie piccole organizzazioni a carattere famigliare o quantomeno locale – ci dice l’anonimo funzionario della DGSE – quando in realtà siamo di fronte a una unica organizzazione ben strutturata che opera in Libia e in Tunisia, che non si preoccupa di fare domande su chi trasporta e che mette a disposizione di chi può pagare i mezzi  e gli scafisti migliori. Non esiste che un “carico umano pagante” non arrivi a destinazione».

La Direction générale de la sécurité extérieure insieme ad altre intelligence europee sta monitorando da diversi mesi questa attività ed ha individuato decine di “infiltrati” tra i richiedenti asilo. Il sospetto è nato quando hanno notato che la medesima organizzazione che gestisce i migranti usava due metodologie ben distinte per trasportare i migranti in Europa. La prima molto sicura e veloce, gommoni e barche di ottima qualità con a bordo un numero limitato di migranti (di questi non se ne parla mai nemmeno sulla stampa), la seconda molto spartana, con barche in cattiva condizione e stracariche di clandestini. La differenza era troppo marcata per non essere notata.

Al di la quindi dello sdegno per la tragedia di Lampedusa, è necessario non abbassare la guardia magari con l’introduzione di regole meno severe nella concessione dell’asilo politico o dei flussi d’ingresso in Europa. Le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di esseri umani ne potrebbero approfittare per incrementare ulteriormente i loro sporchi guadagni e il rischio terrorismo potrebbe seriamente aumentare.

Carlotta Visentin

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