Migranti usati come arma contro l’Europa. Invasione islamica?

E’ di pochi giorni fa la notizia del ricatto del Governo libico di Tripoli all’Europa: riconosceteci o vi sommergeremo di migranti (musulmani n.d.r.). E’ solo l’ultimo di uno dei tanti ricatti (palesi o meno) all’Europa. Prima del Governo libico di Tripoli era stata la Turchia ad aprire le proprie frontiere e a spingere centinaia di migliaia di migranti e/o profughi verso l’Europa, anche se nessuno ne parla, una mossa che ha fruttato ad Ankara tre miliardi di euro in aiuti e la promessa di inserire la Turchia negli accordi di Schengen.

Quella dei migranti diventa sempre di più un’arma di ricatto e pressione nei confronti dell’Europa che al momento non sa bene come reagire, un’arma che sta destabilizzando tutta la parte est dell’Unione Europea (i Balcani) e che sta creando seri problemi anche in Paesi, come la Svezia, notoriamente “accoglienti”.

Poca chiarezza su rifugiati e migranti

Queste indebite pressioni avvengono perché in Europa c’è poca chiarezza sulla questione dei rifugiati (richiedenti asilo) e sui migranti economici. Eppure non dovrebbe essere così perché le convenzioni internazionali, a partire dalla più importante che è la Convenzione di Ginevra, sono piuttosto chiare in merito ai concetti di richiedenti asilo (o rifugiati) e migranti.

Concetto di rifugiato o richiedente asilo

Lo status di rifugiato può essere concesso a quelle persone che vengono perseguitate per ragioni di:

  • discriminazioni fondate sulla razza;
  • discriminazioni fondate sulla nazionalità (cittadinanza o gruppo etnico);
  • discriminazioni fondate sull’appartenenza ad un determinato gruppo sociale;
  • limitazioni al principio della libertà di culto;
  • persecuzione per le opinioni politiche;
  • persone in fuga da conflitti;

Lo status di rifugiato non è uno status definitivo ma temporaneo e prevede la protezione internazionale. Lo status di rifugiato cessa nel momento in cui:

  • il rifugiato abbia nuovamente usufruito della protezione del Paese di cui abbia la cittadinanza oppure ne riacquisisca volontariamente la cittadinanza;
  • il rifugiato sia tornato a stabilirsi volontariamente nel proprio Paese;
  • il rifugiato abbia acquisito una nuova cittadinanza e goda della protezione del Paese che gliel’ha concessa;
  • siano venute meno le condizioni in seguito alle quali la persona abbia ottenuto il riconoscimento della qualifica di rifugiato

L’errore europeo

L’errore di fondo degli europei è quello di trasformare i richiedenti asilo in migranti stanziali, cioè di non specificare con chiarezza che la protezione internazionale è momentanea e non permanente e, soprattutto, che una volta venuti meno i motivi per cui la protezione internazionale viene concessa, il richiedente asilo deve rientrare nel proprio Paese d’origine. D’altro canto la formula della “protezione internazionale” è stata creata proprio per questo, cioè non per incentivare la migrazione ma per fornire una protezione temporanea volta a garantire una sicurezza alla persona in pericolo in attesa che essa possa rientrare nel suo Paese d’origine senza rischio. Invece chi viene in Europa non lo fa per proteggersi momentaneamente per poi rientrare nel suo Paese di origine, ma lo fa per stabilirsi definitivamente in Europa. La poca chiarezza su questo punto è il motivo principale che spinge centinaia di migliaia di siriani, afghani, pakistani, africani di ogni Paese, a venire in Europa.

Invasione islamica?

L’ipotesi della invasione islamica attraverso i migranti è sempre più attuale tra coloro che contrastano il sistema di accoglienza europea. In realtà se fino a poco tempo fa questa teoria poteva essere inserita tra le teorie complottiste, oggi il quadro è molto diverso e la cosiddetta “invasione islamica” attraverso i migranti diventa sempre più realistica. Trasformare centinaia di migliaia di richiedenti asilo in migranti stanziali è un errore fatale che rischia di sconvolgere i principi fondanti della stessa Unione Europea. La tolleranza degli europei verso la progressiva introduzione della Sharia in diverse aree dell’Europa viene vista come un segno di debolezza da sfruttare per “conquistare” le terre degli infedeli. D’altro canto, come abbiamo evidenziato nel nostro rapporto sulla Fratellanza Musulmana, la “teoria della gradualità”, cioè quella teoria che prevede la conquista graduale dell’occidente attraverso diverse tecniche inizialmente non violente, è proprio uno dei capisaldi della mentalità islamica, una teoria di cui la migrazione di popolazioni musulmane è diventata uno strumento fondamentale da sfruttare al massimo.

Né buonismo né intransigenza ma buon senso

Il problema è che tra gli europei non esiste una via di mezzo. O ci sono i buonisti a tutti i costi che vorrebbero aprire le frontiere a chiunque, oppure ci sono gli intransigenti che costruirebbero muri invalicabili per chiudere la “fortezza Europa”. In realtà basterebbe un po’ di buon senso e applicare alla lettera le convenzioni internazionali ed europee. Asilo temporaneo garantito a chi ne ha Diritto e quote di ingresso per i migranti economici. Chi non ha Diritto alla protezione internazionale e non rientra nelle quote di ingresso non può stare in Europa e deve essere rimpatriato. Il buon senso e i trattati europei vorrebbero anche che in Europa la legge islamica (Sharia) sia illegale quindi bandita. Chi viene in Europa deve rispettare le regole europee. Se non gli va bene torna a casa sua. E’ del tutto paradossale che in Europa si accolgano persone che fuggono dai regimi islamici e poi quelle stesse persone pretendano di instaurare in Europa quelle stesse regole che li hanno spinti a fuggire dai loro Paesi. Su questo si che ci vuole intransigenza dettata dal buon senso.

Scritto da Gabor H. Friedman

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