Morte di Giulio Regeni: il sospetto di una manovra contro Al-Sisi

Premesso che la morte di Giulio Regeni è ancora avvolta dal mistero e che le tante ricostruzioni uscite sui vari organi di stampa non hanno trovato alcuna conferma, rimangono solo alcuni fatti certi e cioè che l’opposizione interna e internazionale al Presidente egiziano, Abd al-Fattah Al-Sisi, ha affondato le mani su questa vicenda in maniera fin troppo evidente tanto da sollevare più di qualche sospetto su una manovra volta a danneggiare il Governo egiziano.

Persino il New York Times, notoriamente vicino a Obama che è altrettanto notoriamente ostile ad Al-Sisi, non si è fatto scrupolo di dare affidamento a un presunto testimone che affermava, salvo poi essere smentito dai fatti, di aver visto Giulio Regeni che veniva portato via da due agenti governativi in borghese alle 17,30 del giorno in cui è scomparso, ora in cui però Regeni era ancora provatamente in casa.

Tutti danno per scontato che Giulio Regeni sia stato rapito, torturato e ucciso dai servizi segreti egiziani, il Mukhabaràt. Solo che anche questa ipotesi fa acqua da tutte le parti. Per esempio, appare assai improbabile che se a rapire e uccidere Giulio Regeni fosse stato il Mukhabaràt il corpo del giovane italiano sarebbe mai stato ritrovato, tanto meno a poca distanza da una base dello stesso Mukhabaràt. Il fatto del ritrovamento del corpo di Giulio Regeni in quel luogo, la coincidenza con la visita di imprenditori italiani in Egitto, visita poi sospesa proprio a seguito del ritrovamento del corpo del giovane italiano, hanno fatto subito storcere il naso a chi conosce come agiscono i servizi egiziani. Secondo le opposizioni sarebbero centinaia gli oppositori o le persone “scomode” fatte sparire dal Mukhabaràt e mai ritrovate. Perché mai allora proprio il corpo di Giulio Regeni sarebbe stato ritrovato? Non parliamo di un ragazzo egiziano che non avrebbe fatto alcuna notizia ma del corpo di un ragazzo italiano che immancabilmente avrebbe scatenato una campagna mediatica. A nessuno viene il dubbio che se fosse stato il Mukhabaràt a rapire e uccidere Giulio Regeni avrebbe avuto tutto l’interesse a far sparire per sempre il corpo del ragazzo? E di certo ai servizi segreti egiziani non mancano i mezzi per farlo.

Qualcuno ha parlato anche di branche dei servizi segreti egiziani fuori controllo e addirittura di presunte “bande para-militari” che agiscono per conto del Governo egiziano. In un Paese difficile come l’Egitto non è da escludere che i servizi segreti usino “armi improprie” per avere il controllo della situazione, ma anche in questo caso non si spiega come mai il copro di Giulio Regeni sia stato ritrovato in quel luogo e in quel giorno.

Francamente più che puzza di servizi segreti si sente puzza di Fratellanza Musulmana. E se guardiamo le prime conseguenze della morte di Giulio Regeni sulla già difficile situazione del mercato turistico egiziano ne abbiamo una conferma ancora più forte, visto che secondo fonti ufficiali le prenotazioni italiane in Egitto sono calate del 90% e che la morte di Regeni potrebbe dare il colpo di grazia all’industria del turismo. Non c’era riuscito nemmeno il terrorismo dello Stato Islamico.

Perché Al-Sisi è così scomodo?

Precisiamo subito che Abd al-Fattah Al-Sisi è tutto fuorché un campione di democrazia. Ma se questo è vero è altrettanto vero che parlare di democrazia in un Paese musulmano ha sempre portato a nefaste conseguenze. Al-Sisi guida l’Egitto come va guidato un grande Paese musulmano, con polso fermo e autoritario. Ma la marcia in più del Presidente egiziano è la sua lotta senza quartiere all’estremismo islamico della Fratellanza Musulmana, di Hamas e dello Stato Islamico. E’ questo che lo rende inviso e scomodo agli islamo-simpatizzanti occidentali, a coloro che avevano sostenuto la Fratellanza Musulmana non tanto perché democratica, era tutt’altro che democratica, ma in quanto trasposizione del vecchio sogno del nazionalismo arabo di nasseriana memoria. La cosa strana è che anche il Presidente americano, Barack Obama, fa parte di questa schiera di allucinati che vedono quindi Al-Sisi come fumo negli occhi. Non deve quindi stupire che un grande organo di stampa come il New York Times vada a trovare un testimone fasullo pur di avvallare la tesi dell’omicidio politico di Giulio Regeni pur di screditare Al-Sisi o che un po’ tutti i giornali della sinistra estrema si siano buttati a pesce su ogni tipo di indiscrezione che poteva avvallare la tesi dei servizi segreti egiziani come autori dell’omicidio del ragazzo italiano. Al-Sisi è scomodo, è persino amico di Israele (un peccato mortale per questi allucinati), quindi va abbattuto ad ogni costo.

Tirando le somme, a noi l’omicidio di Giulio Regeni non convince affatto come un “omicidio politico” con matrice servizi segreti egiziani. Di certo Regeni era molto critico verso il Governo egiziano e frequentava ambienti vicini alla opposizione e questo potrebbe averlo messo nel mirino del Mukhabaràt, ma il susseguirsi dei fatti non appartengono affatto al modus operandi del Mukhabaràt e questo francamente è indiscutibile. Non vorremmo che il povero Regeni sia stato vittima dei suoi stessi amici.

Scritto da Shihab B.

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