Multiculturalismo: perché in Italia non può funzionare

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Il modello multiculturale tanto propagandato da buonisti, cacciatori di civiltà e da una buona parte della sinistra italiana, non può funzionare in Italia e non certo per colpa degli italiani. I motivi sono diversi e, per una volta, li vorrei affrontare in maniera limpida e senza essere tacciata di razzismo o di xenofobia.

Partiamo dalla proposta del Ministro dell’integrazione, Cecile Kyenge, sullo Ius Soli, una proposta che viene presentata come base fondamentale per introdurre una società multiculturale in Italia. In un’altra occasione abbiamo spiegato perché a nostro avviso non si può accettare quella legge così come concepita dalla Kyenge. Ora a quelle ragioni vorremmo aggiungere che la cittadinanza italiana prima di dare dei Diritti pretende dei doveri da chi la acquisisce, una distinzione troppo spesso dimenticata da chi sostiene lo Ius Soli e altre forme di alleggerimento delle regole per ottenere la cittadinanza. Uno dei doveri principali che la cittadinanza richiede è quello della integrazione nella società italiana, ma non come conseguenza dell’ottenimento della cittadinanza stessa, ma come precondizione per ottenerla. Ebbene fatti salvi alcuni rari casi è più che evidente che gli immigrati in Italia sono divisi per etnie, religioni e persino per correnti religiose e che questi creano una struttura chiusa che in nessun caso si trova ad interagire con la società culturale italiana arrivando, in molti casi, persino a disprezzarla e non c’è concessione di cittadinanza ai loro figli che possa tenere. Intendiamoci, nulla da ridire se scelgono questa strada, ho profondo rispetto delle scelte altrui, ma non mi si venga a dire che queste persone sono integrate o che possono far integrare i loro figli, perché non lo sono e non accettano nemmeno un confronto culturale. Semplicemente non accettano la nostra cultura preferendo isolarsi per salvaguardare la loro. Dove sta allora la spinta al multiculturalismo nella proposta sullo Ius Soli? E’ una patacca, una bufala che ci vogliono vendere come conquista sociale e di civiltà.

Ma a mio avviso l’ostacolo più grosso al concetto di società multiculturale è rappresentato dal fattore religioso e settario. La stragrande maggioranza degli immigrati in Italia proviene da paesi di fede musulmana. Questo è un grosso ostacolo al multiculturalismo perché a differenza nostra gli islamici non accettano il confronto, non accettano di rivedere e al limite di rimuovere quegli ostacoli che impediscono un avvicinamento tra i due mondi (in primo luogo il concetto di Diritti Umani), anzi, pretendono che tutti gli altri accettino senza discutere le loro regole rifiutando quasi in toto il concetto di laicismo che sta alla base della nostra società. Questa gente vede il laicismo come un nemico e non come un modello culturale su cui si fonda una società moderna. Se poi andiamo sul terreno dei Diritti Umani, il nostro concetto è lontano anni luce dal loro. Non che il nostro sia perfetto ma il loro, che pretendono di mantenere, è contrario alla nostra visione di società fondata sul Diritto e sulla parità di genere. Solo per fare alcuni esempi eclatanti, i Diritti delle donne così come li concepiamo noi non sono ammissibili per un musulmano. I matrimoni imposti e/o combinati da noi sono fuorilegge mentre per loro sono la norma. La poligamia da noi è punita per legge mentre per loro è normalissima proprio perché per loro la donna è un essere inferiore. Come possiamo convivere con persone che la pensano in questo modo? E non è che con il salto generazionale le cose cambino. Anche i musulmani di seconda e terza generazione la pensano così, anzi, in molti casi sono più estremisti degli stessi genitori.

Ora, mi piacerebbe sapere cosa intendono i fautori del multiculturalismo quando parlano di società mista e multiculturale, perché se intendono una società divisa per blocchi chiusi dove in ogni blocco, come in un feudo, ognuno applica le proprie regole non interessandosi degli altri, non è una società multiculturale ma una società feudale. Se invece intendono una società dove le varie anime interagiscono, dove chi arriva da altre società non cerca di imporre le proprie regole agli altri ma si adegua a quelle del paese che lo ospita, allora ne possiamo parlare. Ma qui entra di nuovo in ballo il concetto di Diritto/dovere dove il dovere è strettamente legato al Diritto e non può essere accantonato a causa di supposti Diritti vantati alla cieca da chi arriva da fuori nella nostra società credendo (e spesso pretendendo) che proprio i Diritti gli diano la facoltà di eliminare i doveri. E siccome ho notato che spesso succede proprio questo, cioè che nel pretendere i Diritti ci si scorda dei doveri, penso che sia il caso di sottolinearlo.

Ed è forse questo il punto base del perché una società multiculturale non può esistere in Italia, perché fino a quando chi arriva nel nostro Paese pretende di vedere rispettati i suoi Diritti senza farsi carico dei propri doveri, fino a quando non ci sarà la completa accettazione della laicità della nostra società, fino a quando i Diritti Umani, primi fra tutti quelli di genere, non verranno totalmente accettati ed equiparati al nostro concetto di Diritti, fino ad allora ci saranno diverse società e non una unica società multiculturale. Se è questo che intendono i buonisti e i radical chic di sinistra quando sostengono nuove leggi per l’immigrazione e per la cittadinanza allo scopo di favorire un supposto multiculturalismo, non lo possiamo accettare. Non per ragioni xenofobe o razziste, ma perché per farci avere questa società sono morte milioni di persone, si sono fatte lunghissime battaglie, e non intendiamo buttare tutto a monte perché qualche ministra e qualche intellettuale poco lungimirante tende a dimenticare che la nostra società, la nostra cultura l’abbiamo conquistata con il sangue e con lunghissime battaglie civili. Quando gli altri saranno pronti a convivere con noi e con la nostra cultura, con le nostre conquiste, allora e solo allora si potrà affrontare il discorso. Ma fino ad allora lasciamo il miraggio del multiculturalismo ai salotti buoni della sinistra radical chic.

Tamara Rinaldini

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