Netanyahu stana Obama su Iran e Hamas

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I discorsi fatti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite non sono mai nulla di speciale, nulla che non sia un singolo spot per quello o quell’altro Paese. E considerando poi come quel pachidermico rottame che si chiama ONU sia ridotto, non è che da un evento del genere ci si aspetti nulla di eclatante. Ieri però Netanyahu è riuscito a trasformare il suo discorso in una mossa che è andata a stanare il Presidente americano, Barack Obama, su quelle che sono le sue vere intenzioni con l’Iran e in parte con Hamas.

Netanyahu ha detto due cose che sono due grandi verità: la prima è che Hamas e ISIS sono “rami dello stesso albero velenoso”, la seconda è che “l’Iran rappresenta una minaccia esistenziale per Israele” e che “non ha alcuna intenzione di rinunciare al suo programma nucleare militare, vuole solo evitare le sanzioni”.

Immediate le reazioni di Obama che ha fatto parlare la portavoce del Dipartimento di Stato, Jen Psaki, la quale si affrettata a fare le distinzioni tra Hamas e ISIS ma soprattutto a prendere le distanze dalle affermazioni di Netanyahu sull’Iran.

Pur considerando Hamas un gruppo terrorista, la Psaki ha detto di non essere d’accordo sul fatto che i terroristi palestinesi e lo Stato Islamico siano la stessa cosa considerando l’ISIS molto più pericoloso di Hamas (e di Hezbollah) per gli interessi occidentali. Come a dire che è giusto che una coalizione internazionale bombardi l’ISIS per difendersi dal rischio che rappresenta per i suoi interessi ma è “meno giusto” che Israele bombardi Hamas per difendersi dallo stesso rischio, dimenticando per di più che mentre l’ISIS vuole “solo” un califfato Hamas vuole la totale distruzione di Israele, non un dettaglio di poco conto.

Ma la differenza più sostanziale tra Israele e gli Stati Uniti è proprio sul rischio esistenziale più grande in un’ottica di breve/medio termine, quello riguardante il nucleare iraniano. Mentre Netanyahu considera l’Iran e il suo programma nucleare come il rischio più grande per il mondo libero, Obama pensa che gli Ayatollah si possano gestire accordando loro tutto quello che vogliono in cambio di mere promesse in merito al loro programma nucleare. Jen Psaki ha detto che “gli Stati Uniti non accetteranno un accordo con l’Iran che non sia una garanzia in merito al programma militare nucleare o che non rispetti i rigidi standard imposti dalla comunità internazionale”. Peccato che i “rigidi standard” di cui parla la Psaki siano stati ampiamente superati dagli Ayatollah e che mentre il mondo si interessa del ISIS e snobba gli allarmi lanciati dalla AIEA , l’Iran stia facendo passi da gigante verso la bomba atomica, stia terminando gli esperimenti su detonatori nucleari nel sito di Parchin, stia installando migliaia di nuove centrifughe per arricchire l’uranio e stia costruendo un reattore ad acqua pesante ad Arak, tutte cose che con un programma civile non c’entrano nulla.

Ora, riassumendo l’Obama pensiero ben esposto da Jen Psaki:

  1. Hamas non è come l’ISIS quindi se Israele dovesse pensare di bombardare i terroristi palestinesi non avrebbe le stesse giustificazioni della “grande alleanza”.
  2. l’Iran non è poi così pericoloso come dicono gli israeliani, anzi, sta diventando buono e diligente. Oltretutto adesso serve per combattere sempre quell’ISIS di cui sopra e poco male se in cambio si devono fare concessioni sul nucleare.

Lo abbiamo detto, i discorsi all’Onu non servono a nulla, ma almeno questa volta Netanyahu ha stanato Obama e finalmente in Israele si saprà con certezza quello che in fondo si sa già da tempo, cioè che i suoi problemi esistenziali lo Stato Ebraico se li deve risolvere da solo.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Noemi Cabitza

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