No Expo: come i fascisti abusano della democrazia italiana

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Mano a mano che arrivavano le notizie da Milano dove il corteo No Expo si è rapidamente trasformato in un attacco fascista alla intera città, non potevo credere a quello che sentivo e leggevo. Loschi figuri dei centri (a)sociali avevano trasformato una seppur non condivisibile ma pacifica manifestazione di dissenso verso Expo, in una guerriglia armata nel centro della maggiore città italiana.

Un manipolo di black bloc ha letteralmente preso in ostaggio la città nel nome della loro democrazia, una democrazia fatta di violenza e prevaricazione, la prepotenza dei pochi che vuole soggiogare il volere dei molti. Ma il paradosso è che lo possono fare proprio perché l’Italia è un Paese democratico, lo ha dimostrato il Prefetto di Milano che ha autorizzato quella manifestazione perché la nostra democrazia non gli ha dato i mezzi per impedire una manifestazione che, lo sapevano tutti, sarebbe stata fortemente a rischio disordini.

Cosa vuole questa gente? Cosa vogliono questi fascisti mascherati da attivisti di sinistra? Credo che non lo sappiano nemmeno loro, l’importante è spaccare tutto, protestare contro tutto e tutti. Forse vorrebbero l’anarchia ma anche la parola “anarchia” potrebbe essere troppo complessa per le menti di questi vandali bifolchi. L’unica parola che veramente capiscono è “violenza”, la loro violenza contro un sistema democratico che rinnega quella stessa violenza e lo fa proprio nel nome di quella democrazia che tanto caldamente protegge questi fascisti.

Adesso il problema che ci dobbiamo porre è se vogliamo continuare a permettere a questo manipolo di fascistoidi di abusare della nostra democrazia oppure vogliamo fare qualcosa per impedirglielo. Per esempio (una banalissima domanda), perché i cosiddetti “centri sociali” non vengono chiusi? Buona parte di questi centri nati come punto di aggregazione sono illegali, occupano abusivamente le loro sedi. Non so nemmeno se hanno una forma giuridica. Certo, la Costituzione garantisce il Diritto alla associazione, ma non quello alla associazione a delinquere. La tolleranza dimostrata fino ad oggi nei confronti dei centri (a)sociali non è stata ripagata da dimostrazioni democratiche di dissenso, ma solo da estrema violenza. I fatti di Milano sono solo gli ultimi di una lunga serie. Non è forse arrivato il momento di affrontare questo problema con serietà e spirito democratico? E sinceramente mi sgomenta l’uso da parte di una certa stampa della frase “frange violente” per descrivere questi trogloditi fascisti. Chiamiamoli con il loro nome: delinquenti.

Ieri durante la guerriglia nel centro di Milano oltre alle devastazioni sono stati feriti decine di agenti, persone che per 1.300 euro al mese rischiano la vita per garantire la nostra democrazia, quella stessa democrazia che protegge questi fascisti. La storia della scuola Diaz di Genova pesa come un macigno sulle teste degli agenti di polizia, ma che adesso si debba pretendere da questi servitori dello stato che rimangano alla mercé di esaltati e violenti, che lascino spaccare tutto e che non debbano reagire mi sembra francamente eccessivo. La violenza gratuita non può e non deve essere giustificata, ma almeno l’autodifesa la vogliamo permettere? Il Manifesto ha definito la “non reazione” della polizia una “reazione intelligente”, io invece la definisco una “non reazione dettata dalla fortissima pressione mediatica” seguito dei fatti della Diaz. Ieri a Milano c’erano decine di fotografi pronti a immortalare la “violenza della polizia italiana”, un po’ come succede in Medio Oriente intorno ai palestinesi, tutti pronti a cogliere quell’attimo che possa distorcere tutto il contorno e la realtà dei fatti. Così, come spesso avviene, l’informazione diventa complice dei fascisti, un mezzo molto potente volto esclusivamente a distorcere i fatti. Ma quale “reazione intelligente”? Ieri a Milano si è visto solo una polizia in balia dei benpensanti da salotto, quelli che intitolano una via a un mancato assassino che voleva ammazzare un carabiniere con un estintore e che è finito per farsi uccidere lui stesso. Ma davvero nel nome della loro democrazia dobbiamo sopportare tutto questo?

[glyphicon type=”user”] Scritto da Paola P.

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