Nucleare iraniano: il gruppo Bilderberg si schiera contro l’intervento militare

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Come volevasi dimostrare anche gli ultimi colloqui tra le potenze mondiali e l’Iran sul controverso programma nucleare iraniano tenutesi in Kazakhstan sono stati un flop, l’ennesimo di una lunghissima (ormai infinita) serie.

I motivi sono semplici e non ci vuole un esperto di politica internazionale per comprenderli: l’Iran cerca di arrivare al “punto di non ritorno” per presentarsi al mondo come potenza nucleare, ma per farlo ha bisogno di prendere tempo. Così ad ogni tornata di colloqui fa in modo di non rompere definitivamente con il gruppo dei 5+1 (Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia più Germania ) così da poter rinviare di qualche mese la prossima tornata di colloqui. Ogni giorno guadagnato in tal senso dall’Iran è un passo avanti verso la bomba.

Cosa fare allora? Il mondo è diviso in due correnti: gli attendisti (detti anche ottimisti) e gli interventisti. I primi sono quelli disposti ad accettare il fatto che l’Iran raggiunga la fatidica soglia senza però superarla, cioè che acquisisca la capacità di fabbricare una “bomba” senza però farlo. Così guadagnerebbe lo status di potenza nucleare e conseguentemente un notevole peso negoziale. I secondi sono quelli che pensano che l’Iran voglia la bomba, quelli cioè che credono che Teheran abbia già acquisito la capacità di costruire una “bomba” ma che ancora non sia riuscita a farlo. La differenza sta tutta qui. Nessuno dotato di un minimo di intelligenza crede che il programma nucleare iraniano sia per scopi civili.

Queste due linee di pensiero sono particolarmente attive negli Stati Uniti. Il Presidente Obama ha ormai accettato l’idea che l’Iran diventi una potenza nucleare. La soglia è piuttosto la costruzione della bomba. Secondo la linea politica di Obama, fino a quando gli iraniani si limiteranno a raggiungere la capacità di costruire ordigni nucleari senza però farlo, gli USA non interverranno. Questa linea politica viene duramente contestata dagli interventisti (sia Repubblicani che Democratici) i quali sostengono che consentire all’Iran di raggiungere la capacità di costruire bombe atomiche sarebbe un vero e proprio suicidio, un po’ come giocare con il fuoco. Secondo questa seconda corrente l’obbiettivo dell’Iran e la bomba e non solo la capacità di costruirla.

Ecco su che basi il Presidente Obama stava (o sta ancora) trattando direttamente con l’Iran (trattative negate dalle parti ma ormai accertate). Obama sarebbe disposto ad accettare un Iran nucleare a condizione che gli Ayatollah si fermino prima di arrivare alla costruzione di una bomba. Ed è questa la linea politica che ha imposto al suo Segretario di Stato e al suo Ministro della Difesa. E a dar manforte a Obama arriva inaspettatamente (ma forse no) il gruppo Bilderberg. In un editoriale a firma Gary Sick (membro del Consiglio per la Sicurezza nazionale sotto le presidenze Ford, Carter e Reagan, e consigliere per l’Iran alla Casa Bianca durante la rivoluzione iraniana e la crisi degli ostaggi, è attualmente senior research scholar all’Università di Columbia)pubblicato da diversi siti e periodici riconducibili al gruppo Bilderberg (tra i quali l’italiano Aspen Institute) la nota lobby politica sembra prendere le difese dell’Iran e della parte attendista. Sick nel suo editoriale, tra le altre cose, scrive che “l’Iran non è e non  diventerà mai una seria minaccia” argomentando il tutto con il fatto che secondo lui “l’Iran è una media potenza, con un governo disfunzionale e impopolare, un pil pari a quello dello stato americano della Georgia, e un bilancio militare minuscolo rispetto a quello dei suoi vicini arabi o di Israele, per tacere degli Stati Uniti. L’Iran ha una robusta capacità di autodifesa, ma una capacità di proiezione bellica estremamente limitata”. Chissà se Gary Sick la pensa così anche della Corea del Nord che sotto questi aspetti è messa molto (ma molto) peggio dell’Iran.

Fatto sta che la chiara discesa i campo del gruppo Bilderberg (l’editoriale di Gary Sick è lunghissimo ed un concentrato di luoghi comuni e di pacifismo a buon mercato travestito da diplomazia) mette una pietra enorme sulla possibilità che gli USA intervengano militarmente per fermare l’Iran, anzi, prefigura la seria possibilità che sin dall’inizio la più potente lobby del mondo abbia remato contro l’intervento armato sulle centrali nucleari iraniane e quindi contro Israele.  Quali motivi abbia il gruppo Bilderberg per remare contro Israele non è dato (ancora) sapere. Ci vengono in mente molte connessione e “strane coincidenze” che approfondiremo in seguito.  Anche molti conti iniziano a tornare. Ma come detto è un approfondimento che faremo in seguito. Ogni cosa a suo tempo. Intanto, almeno adesso sappiamo chi è il “nemico” ed è già un notevole passo avanti.

Miriam Bolaffi

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