Nucleare iraniano: il mondo crede alle balle di Rohani

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Qualcuno lo aveva previsto che la “nuova politica” iraniana, tutta simpatia e dialogo, avrebbe abbagliato gli allocchi, che avrebbe rapidamente convinto i molti già predisposti e avrebbe insinuato dubbi tra i meno propensi a credere a un cambio radicale sul programma nucleare iraniano e più in generale sulla politica estera degli Ayatollah.

Purtroppo è quello che sta accadendo, almeno a leggere i media americani pieni di elogi per il nuovo Presidente iraniano, Hassan Rohani, e per le sue presunte aperture sul nucleare iraniano e sulle sue promesse sul fatto che l’Iran non avrà mai armi atomiche. Oggi addirittura il Washington Post pubblica un editoriale dello stesso Hassan Rohani nel quale il Presidente iraniano sembra rivolgersi al popolo americano e alla comunità internazionale chiedendo fiducia sulla sua “piattaforma politica”. A prescindere dal contenuto dell’editoriale, che analizzeremo a parte, la domanda da farsi è una sola: cosa è cambiato in Iran?

Apparentemente il nuovo Presidente si mostra più tollerante di Ahmadinejad, sicuramente è più furbo tanto da dare una impressione di sicurezza e di fiducia. In realtà in Iran nessuno decide nulla senza il consenso del Grande Ayatollah Ali Khamenei, e questa cosa non è cambiata nel passaggio di consegne tra Ahmadinejad e Rohani. E siccome tutti sanno come la pensa Khamenei sial sul programma nucleare iraniano sia sul resto della politica estera iraniana, come si può pensare che qualcosa sia cambiato?

Poche settimane fa Khamenei ha ribadito che Israele è un cancro da estirpare, seguito a ruota dal “moderato” Rohani che ha definito Israele “un corpo estraneo da estirpare”. Oggi, improvvisamente i falchi diventano colombe e, guarda caso, questa trasformazione avviene subito dopo la vigliaccheria mostrata da Obama sulla Siria e poco prima dell’assemblea generale delle Nazioni Unite che precede la più che probabile ripresa dei negoziati sul nucleare iraniano. Non serve essere analisti internazionali per capire che è tutto un bluff, che è l’ennesimo sistema per prendere tempo prezioso al fine di arrivare alla bomba.

Solo che questa volta gli iraniani sono più furbi, non si presentano con l’impresentabile Ahmadinejad ma con il “moderato” Rohani, usano Facebook e Twitter (solo i vertici perché la gente in Iran se li sogna), scrivono editoriali sul Washington Post e danno il via a una offensiva mediatica contro Israele che trova insperate sponde persino nei media americani. Gli iraniani hanno insinuato il concetto che se l’Iran non avrà armi atomiche non dovrebbe averle nemmeno Israele e che è arrivato il momento di fare chiarezza sull’arsenale atomico israeliano. Non solo, si mostrano improvvisamente disponibili alle trattative sul nucleare iraniano senza tuttavia rinunciare a lanciare minacce di distruzione totale contro Israele, solo che questa volta lo fanno in maniera più subdola cercando di far passare Israele come aggressore e non come potenziale vittima.

Insomma, gli iraniani hanno ribaltato il tavolo e, agli occhi di molti media e di una buona parte dell’opinione pubblica, da killer spietati quali sono stanno diventando impropriamente  le vittime della politica israeliana.

E il bello è che ci stanno riuscendo, stanno convincendo tantissime persone della loro improbabile trasformazione da falchi in colombe.

Il risultato più immediato  è prima di tutto quello di aver ottenuto altro tempo. Chi si azzarderà a minacciare un intervento armato contro il programma nucleare iraniano con un Presidente così “moderato e affabile”? E se Israele dovesse colpire da solo, chi potrà giustificare un simile attacco contro un Paese che si sta “trasformando”?  A pensarci bene è il delitto perfetto, un vero capolavoro di diplomazia che sta incantando tutto il mondo ma dal quale l’unica cosa che può venirne fuori è l’incubo nucleare.

Adrian Niscemi

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