Nucleare iraniano: la pazzia della Ashton colpisce ancora

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Mano a mano che passano i giorni emergono sempre più dettagli sugli ultimi colloqui tra il gruppo dei 5+1 e l’Iran in merito al controverso programma nucleare iraniano e quello che ne viene fuori non solo è un quadro allarmante ma fa pensare veramente che la comunità internazionale sia veramente intenzionata a permettere all’Iran di dotarsi di ordigni nucleari o a scatenare una guerra tra Israele e Iran.

Le ultime informazioni le ha date ieri il portavoce del Ministro degli esteri iraniano, Ramin Mehman-Parast, il quale comunicando con la Fars News Agency ha detto che “in merito al programma nucleare iraniano le potenze mondiali hanno un approccio molto più costruttivo di prima”. Ma cosa intendeva esattamente con queste parole?

A quanto sembra il gruppo dei 5+1, guidato dal rappresentante della politica estera, Catherine Ashton, avrebbe accettato di ridurre notevolmente le sanzioni in cambio di promesse verbali in merito al sito di Fordo dove gli iraniani sarebbero disposti ad interrompere l’arricchimento dell’uranio e a fare entrare gli ispettori dell’AIEA. Peccato che il sito di Fordo sia ormai in regime di smantellamento da diversi mesi mentre il grosso della produzione di uranio arricchito avviene nel sito di Natanz dove, tra l’altro, sono state installate le nuovissime e velocissime centrifughe IR -2m. Non solo, nei giorni scorsi il Presidente della sicurezza del Parlamento iraniano, Alaeddin Boroujerdi, ha detto a chiare lettere che l’Iran non solo non interromperà l’arricchimento dell’uranio ma che sta per impiantare altre 800 centrifughe in vari siti. Non c’è quindi da stupirsi che in Iran considerino gli ultimi colloqui “una grande vittoria per l’Iran”.

Come si vede quindi il quadro è chiaro: l’Iran non recede di un millimetro e anzi rilancia ma, nonostante questo, la Ashton convince il gruppo dei 5+1 che Teheran sta facendo passi avanti nella collaborazione con l’AIEA semplicemente perché farà accedere i suoi ispettori in un sito che ormai non ha più senso controllare mentre invece fino a qualche mese fa quando si sospettava che a Fordo si testassero detonatori nucleari gli ispettori non si potevano nemmeno avvicinare.

E allora, perché la Ashton ha proposto a Teheran un pesante alleggerimento delle sanzioni sulle compagnie petrolifere e sulle banche proprio in un momento in cui il controllo delle transazioni bancarie e la chiusura dei rubinetti che portano denaro agli Ayatollah sarebbe fondamentale per rallentare la corsa nucleare? E’ un mistero. Francamente non si sa cosa abbia in mente questa assurda e perfida baronessa inglese che da anni lavora solamente e prettamente in configurazione anti-israeliana anche se nessuno ci toglie dalla tesa che i suoi interessi ce li abbia eccome. Per esempio, se Israele fosse costretto a colpire i siti nucleari iraniani, come probabilmente accadrà se le cose non cambiano molto in fretta, è presumibile che immediatamente dopo il primo raid si scatenerà una massiccia campagna mediatica contro Israele con grandissimo beneficio per gli arabi che, guarda caso, sono i migliori clienti del marito della Ashton. Il petrolio schizzerà alle stelle anche se in maniera ingiustificata in quanto le riserve mondiali possono coprire un ammanco del petrolio iraniano (come fanno da mesi). Ma anche questo porterà miliardi di dollari agli sceicchi del Golfo soci di Peter Kellner (il marito della “signora”). Complottismo il nostro? Non direi, anche perché viste le prospettive davvero non si capisce il perché la Ashton faccia tanta pressione per allentare le sanzioni all’Iran se non per motivi simili.

Francamente arrivati a questo punto non vediamo molte vie d’uscita alla attuale situazione. Andando avanti così l’Iran tra pochi mesi avrà la sua bomba e questo Israele non lo può permettere. Grazie a Catherine Ashton e ad una diplomazia molle, una guerra che si poteva evitare diverrà inevitabile e le conseguenze sono ancora tutte da verificare.

Miriam Bolaffi

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