Nucleare iraniano: tornare subito alla linea dura

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I colloqui sul nucleare iraniano sono a un punto morto, l’ennesimo di questa lunghissima farsa che solo Obama e gli amici stretti degli Ayatollah si ostinano a voler continuare quando nemmeno gli iraniani ci credono più e tornano a minacciare Israele e Stati Uniti nelle strade di Teheran.

La cosiddetta “giornata di Gerusalemme” (Quds Day) ha mostrato al mondo la vera faccia di Teheran, non quella che masse di giornalisti compiacenti e compiaciuti ci vogliono far vedere con i loro falsi servizi al miele ma quella reale di un regime violento e sanguinario che ha come primo obbiettivo quello di distruggere le due democrazie a lui più ostili, Israele e Stati Uniti.

Ieri il grande Ayatollah Ali Khamenei parlando di fronte agli studenti dell’università di Teheran ha usato toni fortissimi nel parlare degli Stati Uniti definendoli “un eccellente esempio di arroganza” dicendosi pronto a continuare “la lotta contro le potenze arroganti” scatenando nel pubblico reazioni di odio verso gli USA e Israele degne delle manifestazioni più radicali.

Quello che appare chiaro è che non è bastata la follia di Obama che pur di poter sbandierare un accordo sul nucleare iraniano è disposto a qualsiasi concessione, le ultime richieste iraniane sono troppo anche per lui. Teheran vuole capra e cavoli, non vuole più le sanzioni ma non vuole nemmeno rinunciare alla sua capacità offensiva convenzionale e al suo programma nucleare, non vuole rinunciare a sostenere il terrorismo islamico e soprattutto non vuole rinunciare a distruggere Israele. Ce n’è abbastanza per buttare tutto all’aria.

Riproporre l’opzione militare e rafforzare le sanzioni

Uno degli errori più gravi fatti da Obama è stato quello di togliere dalle trattative la minaccia di una azione militare contro le centrali nucleari iraniane, una opzione che invece aveva inizialmente costretto Teheran ad accettare di sedersi al tavolo delle trattative. A questa assurda decisione va aggiunto un sostanziale allentamento delle sanzioni nei confronti di Teheran, un allentamento che ha portato la Russia alla decisione unilaterale (mai contestata ufficialmente) di fornire all’Iran armi tecnologicamente avanzate come i temuti missili terra-aria S-300. Ora serve un passo indietro, tornare cioè a valutare l’opzione militare ma soprattutto occorre irrigidire le sanzioni. L’obbiettivo principale deve tornare ad essere quello di impedire a Teheran di dotarsi di armi nucleari e non quello di rinviarne la dotazione di qualche anno, come aveva incredibilmente fatto Obama. Insomma, serve tornare al piano originale che così tanto aveva danneggiato l’Iran costringendolo a venire a patti. Ma occorre farlo subito perché l’assurda linea tenuta dall’Amministrazione americana ha probabilmente permesso agli iraniani di arrivare a un passo dalla bomba.

Un fatto è certo, la suicida linea permissiva nei confronti di Teheran ha fallito perché, com’era ampiamente prevedibile, gli iraniani hanno usato la follia di Obama per alzare progressivamente il prezzo e aumentare le loro pretese. Permetterglielo, come ha fatto Obama, quando erano letteralmente a pezzi è stato un errore che speriamo non risulterà fatale ma che sicuramente ha portato l’Iran a un passo dalla bomba atomica. Ora il tempo delle riflessioni è terminato, occorre agire e occorre farlo in fretta.

Scritto da Adrian Niscemi

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