Obama accetta la bomba atomica iraniana. Oltraggio senza fine alla democrazia

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Quello che è avvenuto nei giorni scorsi nel totale silenzio dei media occidentali è qualcosa di una gravità inaudita, qualcosa che si ripercuoterà in maniera pesantissima su tutto il mondo: il Presidente Americano Barack Obama ha sostanzialmente accettato il fatto che l’Iran mantenga il suo attuale potenziale di arricchimento dell’uranio e che quindi raggiunga in brevissimo tempo la capacità di costruire ordigni nucleari.

Cosa è successo?

Quello che è accaduto nei giorni scorsi lo riporta il New York Times, giornale notoriamente vicinissimo a Obama. In sostanza la nuova timeline relativa a un accordo globale con l’Iran sul suo programma nucleare, fissata per il 24 novembre, è stata letteralmente spazzata via da alcune dichiarazioni rilasciate da John Kerry un paio di giorni fa a Parigi, dichiarazioni nelle quali il Segretario di Stato USA ha fatto chiaramente intendere che la richiesta iraniana di prolungare ulteriormente il termine per il raggiungimento di un accordo complessivo sul programma nucleare iraniano verrà accettata. Anzi, ha fatto di più, ha fatto chiaramente intendere che nemmeno verrà fissata una nuova timeline per cui non ci sarà nessuna data di scadenza per l’Iran, nessuna linea rossa e probabilmente nessun accordo definitivo. Semplicemente rimarrà tutto così.

Cosa comporta tutto questo?

Quando Obama lo scorso anno si fece garante con Israele (e con il mondo intero) del fatto che non avrebbe mai consentito all’Iran di dotarsi di armi nucleari concludendo un accordo tutt’altro che duro, fissò una prima linea rossa oltre la quale gli Stati Uniti avrebbero ulteriormente appesantito le sanzioni nei confronti dell’Iran se Teheran non avesse accettato di ridurre sensibilmente il numero delle centrifughe per l’arricchimento dell’uranio e non avesse aperto tutti i suoi siti nucleari alle ispezioni della AIEA. Questa prima linea rossa (timeline) era stata fissata per lo scorso fine giugno poi rinviata al 24 novembre senza tanti clamori. Nel frattempo le sanzioni all’Iran sono state tolte, Teheran ha continuato ad aumentare il numero delle centrifughe, ha quasi completato la costruzione del sito di Arak e iniziato esperimenti segreti nel sito di Parchin. Insomma ha fatto tutto meno quello che gli veniva chiesto. Questa nuova assurda decisione della Amministrazione Obama di non tenere conto nemmeno della seconda timeline fissata per il 24 novembre e di rinviare il tutto a tempo indeterminato è in sostanza un vero e proprio via libera all’Iran affinché raggiunga l’obbiettivo di dotarsi di armi nucleari. E’ tutto di una drammatica semplicità.

Debolezza di Obama o collusione con gli Ayatollah?

Questa ulteriore concessione all’Iran ha dell’incredibile se si pensa che quando iniziarono i colloqui Obama poteva contare sul fatto di essere in una incredibile posizione di forza con l’economia iraniana piegata dalle sanzioni e con gli Ayatollah disposti finalmente a venire a patti per evitare ulteriori sanzioni e probabilmente un attacco israeliano sulle centrali nucleari. Eppure Obama non solo ha dilapidato in pochi mesi tutti i vantaggi diplomatici che aveva, ma ha concesso agli iraniani immensi benefici commerciali oltre a tantissimo tempo per continuare nella loro opera di costruzione di armi nucleari. Questo fa sorgere una domanda: Obama è veramente uno stupido sciocco oppure è cinicamente colluso con gli Ayatollah? In ambo i casi la situazione è gravissima. Non so se sia peggio un Presidente americano stupido oppure un Presidente cinico e colluso con gli estremisti islamici.

Le reazioni in Israele

Per ora non si registrano reazioni particolari in Israele a questo ennesimo voltafaccia di Obama. Anche la stampa sembra quasi distratta. Solo un editoriale di Romano Horing su Yedioth Ahronoth ha portato alla luce questo fatto gravissimo. Sembra quasi che in Israele si siano rassegnati a questi tradimenti da parte di Obama e che siano arrivati alla conclusione che se vogliono risolvere il problema del nucleare iraniano ci devono pensare da soli. In questo contesto potrebbe essere vista la recente esplosione nel sito di Parchin e la successiva reazione di Hezbollah che in molti hanno letto come una ritorsione all’ipotetico attacco a Parchin.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Noemi Cabitza

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