Obama accetta la bomba iraniana, ma non subito

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Siamo passati dal “non permetteremo mai all’Iran di dotarsi di armi nucleari” dichiarato da Obama tre anni fa all’Onu, al “permetteremo all’Iran di avere armi nucleari, ma non subito” che è la sostanza della lunga intervista rilasciata ieri dal Presidente americano alla Reuters (in coda il link).

«L’Iran deve impegnarsi per un congelamento verificabile del suo programma nucleare di almeno 10 anni» dice Obama alla Reuters, una cosa del tutto diversa dal “non permettere all’Iran di avere armi atomiche” perché nei fatti presuppone un assenso alla dotazione di armi nucleari ma non subito, tra dieci anni.

Obama ammette che Stati Uniti e Israele sono in “sostanziale disaccordo” su come affrontare il problema iraniano ma dice anche che il discorso che terrà oggi Netanyahu al Congresso non provocherà una “rottura permanente e distruttiva dei rapporti tra USA e Israele” anche se ammette che, secondo lui, tale discorso sia inopportuno in un momento così delicato delle trattative con l’Iran.

Dalla intervista si evince chiaramente quali siano gli obbiettivi di Obama, cioè fare in modo che l’Iran congeli il suo programma nucleare per lungo tempo, cioè che lo mantenga così com’è oggi non che lo smantelli. Non era l’obbiettivo che aveva detto di perseguire qualche anno fa e, soprattutto, non è quello che vorrebbe Israele anche perché la capacità iraniana di mentire e di costruire siti segreti è nota a tutti e non ci sarebbe alcuna garanzia che Teheran non prosegua la sua corsa verso la bomba in segreto e in perfetta tranquillità avendo però nel contempo accesso a tutti i materiali che gli servono visto che il piano di Obama prevede l’annullamento delle sanzioni n cambio della garanzia da parte dell’Iran di un “lungo congelamento” del suo programma nucleare.

Obama critica anche la proposta repubblicana di infliggere ulteriori sanzioni all’Iran nel caso non si raggiunga un accordo definitivo e complessivo entro il 30 giugno. Secondo il Presidente americano il diktat repubblicano arriva in un momento delicatissimo delle trattative con l’Iran e potrebbe minare le possibilità di successo. Il problema però è cosa intende Obama per “successo”. Un successo sarebbe fare in modo che l’Iran smantelli il suo programma nucleare, che interrompa l’arricchimento dell’Uranio, che blocchi la costruzione della centrale di Arak dove potrebbe produrre plutonio, che permetta agli ispettori della AIEA di entrare in qualsiasi sito senza preavviso. Invece per Obama è sufficiente un impegno che l’Iran congeli il suo programma nucleare. Un po’ pochino per chiamarlo “successo”.

In definitiva Obama conferma una volta in più che la distanza tra le sue idee e le necessità difensive di Israele è abissale, conferma di essere un pagliaccio che non mantiene mai la parola data e che la sua antipatia per Netanyahu rischia seriamente di permettere a Teheran di dotarsi di armi nucleari. Ma soprattutto conferma di essere il peggior presidente della storia degli Stati Uniti.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Aaron T.

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[glyphicon type=”link”] Link alla intervista della Reuters

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