Obama e la cortina fumogena del conflitto israelo-palestinese

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Se c’è una cosa che si può dire con certezza del Presidente americano, Barack Hussein Obama, è che di politica estera non ci capisce niente e in particolare se si parla di Medio Oriente. Lo conferma ancora una volta con una lunghissima intervista rilasciata al The New Yorker (18 pagine a 360 gradi) nella quale tra le altre cose affronta i tre problemi principali che riguardano il Medio Oriente.

Secondo Obama il problema del nucleare iraniano, il problema siriano e quello relativo al conflitto israelo-palestinese sarebbero strettamente correlati, questo perché secondo il Presidente americano gli interessi dei Paesi arabi sunniti e quelli di Israele sarebbero gli stessi, cioè la stabilità della regione.

Bene, il discorso può funzionare con la questione del nucleare iraniano e con quella del conflitto in Siria dove effettivamente gli interessi israeliani e quelli di alcuni Paesi arabi sunniti convergono fortemente, ma affermare che anche il processo di pace tra Israele e arabi-palestinesi sia fondamentale è davvero azzardato e dimostra ancora una volta che il Presidente Obama ha per questa tematica una vera e propria ossessione e per questo tende a infilarla ovunque, anche quando i problemi sono ben altri e con ben altra importanza e priorità.

Infatti, se vogliamo parlare di stabilità della regione è innegabile che la valenza che hanno il programma nucleare iraniano e il conflitto in Siria sia ben diversa dalla valenza che ha un eventuale accordo tra Israele e arabi-palestinesi, non fosse altro che per il radicamento che ha il conflitto israelo-palestinese, un radicamento che dura ormai da 60 anni e che assomiglia molto a una accettazione di fatto che il problema non è al momento risolvibile per molte ragioni.

Il fatto stesso che il Presidente Obama continui a mettere il conflitto israelo-palestinese in cima alle ragioni delle tempeste politiche in Medio Oriente quando in effetti il Medio Oriente è in fiamme per ben altri motivi, denota non solo una certa ignoranza in materia ma fa pensare a una vera e propria cortina fumogena per nascondere i tantissimi errori commessi dalla Amministrazione americana in Tunisia, Libia, Egitto, Siria e Iran.

Sono le politiche americane ad aver destabilizzato il Medio Oriente e non il conflitto israelo-palestinese. E’ l’appoggio dato dagli Stati Uniti alla Fratellanza Musulmana ad aver incendiato il Medio Oriente. E’ l’accordo con l’Iran ad aver innescato probabilmente una forsennata corsa al riarmo in tutta la regione (con immensi benefici per i fabbricanti di armi) e non le politiche israeliane nei confronti degli arabi-palestinesi. Questa è la realtà. Se poi qualcuno non la vuol vedere è immagina che un accordo tra Israele e arabi-palestinesi possa mettere magicamente tutto a posto o uno sprovveduto o è in malafede.

La realtà è che da quando c’è Obama la politica americana in Medio Oriente ha scatenato un vero e proprio inferno e che l’Amministrazione americana non riesce più né a giustificare né ad arginare e allora si ricorre alla cortina fumogena della questione israelo-palestinese. Meglio farebbe il sig. Barack Hussein Obama a cercare di risolvere i propri errori invece che a perseverare in quegli stessi errori cercando di nascondere le proprie gravissime responsabilità dietro la cortina fumogena dei colloqui israelo-palestinesi.

Adrian Niscemi

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