Obama isolato sulla Siria. Il rischio più grosso è in casa

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Di errori in politica estera Obama ne ha fatti a bizzeffe durante la sua Amministrazione, ma quello fatto sulla Siria rischia di affossarlo definitivamente. Il Presidente americano è completamente isolato sia all’estero che in patria. Ma se all’estero la cosa era in qualche modo prevedibile, un tracollo in casa sarebbe devastante per la sua credibilità già ai minimi termini.

Ed è proprio in casa che Obama rischia di più. Con la sua inedita idea di chiedere il consenso al Congresso per un attacco alla Siria, Obama ha infilato da solo la testa nella ghigliottina che probabilmente metterà la parola fine alla sua poco gloriosa carriera politica costellata da clamorosi errori in politica estera e qualche successo in politica interna, successi che però non hanno contribuito a innalzare il gradimento degli americani sul Presidente, in queste ore quasi al minimo storico. Secondo il Washington Post Obama non otterrà dal Congresso il via libera all’azione militare non potendo contare nemmeno sul voto di molti democratici contrari a un conflitto in Siria. Nelle ultime ore molti democratici che si erano detti indecisi si sono infatti decisamente schierati dalla parte dei contrari alla guerra. Per Obama sarebbe una clamorosa sconfitta politica.

D’altra parte la debolezza assoluta del Presidente americano è emersa in tutta la sua devastante chiarezza proprio durante il vertice del G20, una debolezza che non è solo il frutto dell’isolamento di Obama sulla Siria, ma che deriva dalla conduzione scellerata di una politica estera fatta con la paletta e il secchiello piuttosto che con un briciolo di cervello.

Obama è riuscito addirittura nell’impossibile, cioè a resuscitare il vecchio e ormai sopito spirito sovietico di Vladimir Putin, il quale è arrivato addirittura a minacciare un intervento armato della Russia al fianco della Siria nel caso in cui Obama decidesse di attaccare. Era dai tempi della guerra fredda che non si sentivano più cose del genere.

E sullo sfondo di questo squallido quadretto che ritrae l’inglorioso tramonto del peggior Presidente della storia USA, rimane il problema più grosso: il programma nucleare iraniano. Mentre Obama si interessava della ininfluente questione palestinese, mandava al potere la Fratellanza Musulmana in mezzo mondo islamico (con i risultati che abbiamo visto) e si incaponiva sulla Siria, gli Ayatollah proseguivano nella loro corsa alla bomba atomica anche e soprattutto grazie alla suicida politica obamiana. Se la Siria sarà solo un fallimento politico la questione iraniana rischia di diventare una ecatombe non solo per l’ormai derelitto Obama ma per tutto il popolo americano e per quello che ha rappresentato nel corso della storia per la difesa della democrazia.

Adrian Niscemi

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