Obama ridicolizzato sulla Siria potrebbe fare ancora più danni

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Secondo il sito israeliano Walla oggi a margine della Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il Segretario di Stato americano, John Kerry, si incontrerà con il Ministro degli Esteri iraniano, Moahmmad Zarif, per discutere un piano per mettere fine alla guerra in Siria. Nella riunione potrebbero/dovrebbero essere inclusi anche i rappresentanti di Russia, Turchia, Arabia Saudita e Qatar. L’annuncio arriva poco dopo che il sottosegretario di Stato per gli affari politici, Wendy Sherman, aveva annunciato la “disponibilità americana a parlare con l’Iran su come mettere fine al conflitto in Siria”.

Ora, non bisogna certo essere un esperto di politica internazionale per capire che l’interessamento americano arriva a tempo ampiamente scaduto, cioè dopo che la Russia ha iniziato a posizionare massicciamente le proprie forze militari in Siria a sostegno del regime di Assad. Curioso invece notare come Kerry decida di incontrare Zarif poco dopo l’incontro a Mosca tra Netanyahu e Putin, quasi a ribadire lo spostamento della politica degli Stati Uniti in Medio Oriente sulle posizioni iraniane. Infatti, trattare con l’Iran sulla Siria significa giustificare e ammettere politicamente che in Siria l’attore di riferimento per gli USA è Teheran. Intendiamoci, nella contorta mente di Obama l’Iran è sempre stato il riferimento in Siria (e in Iraq), ma fino ad oggi gli ammiccamenti erano avvenuti più o meno sempre dietro alle quinte o legati ad altri fattori, come per esempio l’accordo sul nucleare iraniano. Ora la coppia comico-letale Obama/Kerry rompe gli indugi e si prostra agli Ayatollah nel tentativo, a dire il vero piuttosto maldestro, di recuperare un minimo di credibilità in Medio Oriente.

I giochi in Siria sono già decisi

Al di la dei contorti giochini della Casa Bianca e dei maldestri tentativi di non accettare quello che altri hanno deciso, i giochi in Siria sono stati già decisi e a deciderli è stato Putin. Il sanguinario Assad resterà al suo posto e sarà guerra totale allo Stato Islamico con il supporto dell’Iran che avrà “facoltà di intervenire” anche in Iraq. Punto, non c’è niente altro da analizzare. Tutto il resto è semplice folklore a uso e consumo dei media e di qualche analista improvvisato. Nei fatti la Siria è l’esempio vivente della distruttiva politica di Obama in questi sette anni alla Casa Bianca, il culmine di una politica demenziale che purtroppo non ha solo sconvolto il Medio Oriente ma mezzo mondo provocando centinaia di migliaia di morti, ma soprattutto ha ridato all’Iran e alla Russia un ruolo e un potere che avevano perso. Obama peggio di così non poteva fare.

Il terzo incomodo: Israele

Ma se è vero che per quanto riguarda il quadro complessivo in Siria tutto è stato già deciso a Mosca, è altrettanto vero che nello scacchiere siriano c’è un terzo incomodo che non intende rimanere con le mani in mano ad aspettare che le truppe iraniane si posizionino sul Golan e che armi tecnologicamente avanzate finiscano in mano a Hezbollah. Quel terzo incomodo si chiama Israele. Netanyahu è andato a Mosca per ribadire a Putin un concetto fondamentale: del destino di Assad a Israele non importa nulla, ma Gerusalemme non accetterà militari iraniani sul Golan o che armi russe arrivino agli Hezbollah libanesi, Russia o non Russia, Putin o non Putin. E non è un caso che sulla questione né Netanyahu né Putin abbiano interloquito con Obama, non lo hanno nemmeno considerato. E la cosa è talmente andata di traverso al Presidente americano che oggi Kerry parlerà del futuro della Siria con Zarif, cioè con il Ministro degli Esteri dello Stato che più appoggia Assad e l’intervento russo in Siria. Non siamo al ridicolo ma ci andiamo molto vicini.

Obama può ancora fare danni

Nella fretta di cercare un rimedio a questa pessima figura Obama si sta lanciando nella più improbabile delle alleanze, quella con l’Iran, soprattutto per quanto riguarda il controllo dell’Iraq. Perso ogni controllo sulle sorti della Siria, Obama sta cercando di rimediare con Baghdad armando a occhi chiusi le milizie sciite che tengono in piedi il Governo iracheno, armi che immancabilmente finiranno nella disponibilità degli iraniani che controllano quelle stesse milizie che Obama sta armando. Il Presidente americano dice di farlo per contrastare l’avanzata dello Stato Islamico in Iraq, ma stranamente non arma le milizie curde che sono le uniche che combattono veramente l’ISIS sul terreno. Perché? Semplice, perché nella sua contorta mente per combattere l’ISIS ha bisogno dell’Iran e di quelle milizie sciite che fino ad oggi non hanno fatto altro che rimanere impassibili di fronte all’avanzata del califfato e che quando hanno reagito lo hanno fatto usando gli stessi metodi usati dai terroristi del Califfo. Bella scelta, non c’è che dire.

Scritto da Maurizia De Groot Vos

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