Obama si fa dettare le condizioni da Assad. E con l’Iran tratta sottobanco

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C’è una fotografia che rappresenta in maniera imbarazzante e impietosa la debolezza del Presidente Obama, quella della intervista di Bashar al-Assad ad un canale televisivo russo nel quale il dittatore siriano pone delle precise condizioni per il disarmo chimico della Siria.

Obama, fautore (a parole) della politica del bastone e della carota che subisce a sua volta (ma veramente) la stessa politica. Da un lato Assad è collaborativo, dall’altro detta condizioni e minaccia ritorsioni dando addirittura l’impressione di spaventare gli americani. Non solo, arriva a chiedere che anche Israele smantelli il suo arsenale nucleare.

Politicamente Obama è un uomo senza spina dorsale e ha subito uno smacco diplomatico senza precedenti nella storia USA. Non solo ha dimostrato che alle minacce non fa seguire i fatti, dando l’impressione di essere un “quaquaraqua”, ma con l’atteggiamento sulla Siria ha compromesso in maniera definitiva qualsiasi forma di deterrenza contro il programma nucleare iraniano dimostrando che alla prova dei fatti non userà mai la forza per imporre uno stop alla corsa al nucleare iraniano. Non è un caso che, come riferisce il Los Angeles Time, tra Iran e Stati Uniti siano in corso trattative segrete sul programma nucleare iraniano. Il Presidente Obama avrebbe scritto diverse lettere al “terrorista moderato” Hassan Rohani, con l’intento di dare il via a colloqui diretti tra USA e Iran. A questo punto è più che plausibile che anche l’Iran non si farà sfuggire l’occasione per dettare condizioni a Obama.

Il paradosso, che gli americani sembrano non cogliere, è che con questo atteggiamento estremamente prudente, per non dire vile, Obama mette a rischio gli stessi Stati Uniti perché crea le condizioni per una nuova e più pericolosa forma di terrorismo globale, qualcosa di molto più spaventoso di Al Qaeda perché avrà a disposizione le armi atomiche, biologiche e chimiche. Non si illudano quindi gli americani che, siccome le vicende si svolgono a migliaia di Km dalle loro case, non gli interessino o non interessi la sicurezza degli Stati Uniti. Non è così e a ricordarlo ci sono le celebrazioni di due gironi fa, quelle dell’11 settembre, quando gli USA vennero colpiti a tradimento proprio nel cuore pulsante della nazione. Quel monito a quanto pare non è servito.

Sharon Levi

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