Omicidio Nisman: l’Iran ha voluto dimostrare di poter colpire ovunque

Non sono bastati un paio di interventi sui social media alla Presidente argentina, Cristina Fernandez Kirchner, per placare l’ira del popolo argentino che chiede giustizia e verità sulla morte del procuratore Alberto Nisman, trovato morto in circostanze misteriose nel suo appartamento.

Ieri la Kirchner era intervenuta un paio di volte sulla sua pagina Facebook per affermare di non credere alla teoria del suicidio ma anche per ribadire la sua totale estraneità ai fatti, anzi, aveva contrattaccato affermando che l’omicidio di Alberto Nisman era un vero e proprio attacco al Governo argentino nel tentativo di screditarlo.

Ormai si parla apertamente di omicidio. Nelle mani di Nisman non sono state trovate tracce di polvere da sparo il che esclude che il procuratore si sia sparato. L’assassino sarebbe entrato da un terzo ingresso che collega l’appartamento di Nisman a quello abitato da un cittadino straniero, guarda caso un iraniano, che al momento risulta essere all’estero. Non mancano le polemiche sul sistema di sicurezza che doveva proteggere Alberto Nisman, un sistema praticamente e forse deliberatamente inesistente. Si chiedono a gran voce le dimissione del Ministro degli interni.

Al di la della patetica difesa della Kirchner, il fatto secondo noi rilevante è che con questa azione l’Iran abbia voluto dimostrare di poter arrivare ovunque con le sue azioni di terrorismo. L’affare con l’Argentina era troppo importante per essere messo a rischio da una inchiesta come quella che portava avanti Nisman, un affare che non solo prevedeva la fornitura di petrolio iraniano all’argentina a basso costo ma come parte del pagamento prevedeva da parte argentina la fornitura di ingenti quantitativi di carne a bassissimo costo, fatto questo che per l’Iran oberato dalle sanzioni e praticamente con l’economia sul lastrico a causa del crollo del prezzo del petrolio, è di indispensabile e strategica importanza.

Alberto Nisman, come abbiamo già detto, indagava su un accordo segreto tra il Governo argentino e il regime iraniano per insabbiare le indagini sulla strage al centro ebraico di Buenos Aires avvenuta nel 1994 e proprio il giorno dell’omicidio Nisman avrebbe dovuto testimoniare di fronte al Congresso per portare le prove di questo accordo segreto. Secondo indiscrezioni non confermate, oltre alle già citate intercettazioni telefoniche Nisman avrebbe anche portato le prove del coinvolgimento di due 007 argentini che avrebbero agito agli ordini della Presidente Cristina Fernandez Kirchner. I due sarebbero Héctor Yrimia e Ramón Allan Héctor Bogado e si sarebbero incontrati più volte con agenti iraniani e con operativi di Hezbollah allo scopo di intralciare con ogni mezzo le indagini di Alberto Nisman. L’impressione è che in Argentina si stia scoperchiando un vero e proprio pentolone di veleni e affari sporchi dove l’Iran è il principale attore protagonista.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Adrian Niscemi

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