Omosessuali, svolta in Europa: possono chiedere asilo. Ma restano problemi

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L’Alta Corte di Giustizia Europea ha recepito ieri quello che in effetti era già contento nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e nelle varie convenzioni europee, e cioè che un omosessuale che nel suo Paese d’origine è sottoposto a sistematica discriminazione o addirittura viene perseguitato, ha diritto alla protezione internazionale e quindi può chiedere all’Europa l’asilo politico.

In effetti la decisione del Tribunale Europeo è più che altro il riconoscimento della omosessualità come motivo di appartenenza a un gruppo sociale e per questo in base al concetto che l’asilo e la protezione internazionale vada concessa quando vi sia il “fondato timore che una persona venga perseguitata per motivi di razza, religione, etnia, opinione politica o per l’appartenenza a una gruppo sociale”, da oggi l’Europa dovrà concedere asilo politico a quegli omosessuali che in quanto tali nei loro Paesi rischierebbero la detenzione o addirittura la vita.

Nel mondo vi sono decine di Stati dove un omosessuale rischia di essere imprigionato o addirittura ucciso. In pratica tutti i paesi musulmani (arabi e no) perseguitano gli omosessuali. A questi si uniscono diversi Stati africani (Uganda, Sierra Leone e Senegal in testa) dove essere omosessuali è motivo di incarcerazione o di condanna a morte. In altri Paesi la discriminazione è strisciante e viene indicata come la mancanza di leggi che tutelino la differenza di genere (l’Italia è uno di questi) ma non si può parlare di persecuzione.

Se però da un lato la decisione della Corte Europea può e deve essere vista come una importante apertura agli omosessuali perseguitati, non è ancora chiaro come gli Stati che dovranno fornire protezione proprio agli omosessuali perseguitati possano accertarsi della loro effettiva omosessualità. Su questo la Corte Europea non è stata affatto chiara e si è riservata di fornire le “linee guida” entro il prossimo anno. In merito a questo fatto già in passato si è assistito al rimpatrio forzato di alcuni omosessuali iraniani che non erano riusciti a dimostrare la loro omosessualità (è successo veramente in Gran Bretagna e Olanda) anche se non si capisce come avrebbero dovuto fare. Diverso è il discorso per le transessuali o le persone androgine, ma chiedere a un ragazzo che si dichiara omosessuale di dimostrarlo è davvero ridicolo. Cosa deve fare? Avere un rapporto sessuale davanti alla commissione?

Come si vede quindi, almeno per il momento, la decisione dell’Alta Corte di Giustizia Europea è soggetta a diverse interpretazioni da parte degli Stati membri in quanto tecnicamente la richiesta di asilo può essere respinta in quanto il soggetto omosessuale non può dimostrare praticamente la propria omosessualità. E’ davvero ridicolo e immagino che alcuni Stati, come in passato, non esiteranno a farsi forti di questo “buco” nella legislazione europea per respingere gli omosessuali e rispedirli nei loro paesi d’origine. Darsi 12 mesi per delineare le “linee guida” per l’identificazione dell’omosessualità di un soggetto è quindi una eresia inaccettabile alla quale speriamo l’Unione Europea ponga al più presto rimedio.

Nel frattempo godiamoci questo piccolo passo avanti di civiltà da parte dell’Europa sperando che al più presto vengano colmate le lacune legislative che ancora persistono.

Paola P.

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