Onu protesta contro Iran. Ma è solo un bluff

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Ieri 14 aprile 2014 è successo un fatto che sotto certi aspetti ha dello straordinario, le Nazioni Unite attraverso il loro organismo più controverso, l’Alto Commissariato per i Diritti Umani dell’Onu, ha emesso un duro comunicato contro l’Iran.

Bene, direte voi, finalmente l’Agenzia per i Diritti Umani dell’Onu non emette comunicati a senso unico e fasulli solo contro Israele ma condanna anche l’Iran per le vere violazioni dei Diritti Umani, per le centinaia di esecuzioni, per gli arresti arbitrari dei dissidenti, per i Diritti delle donne violati così palesemente e platealmente, per il suo sostegno al terrorismo ecc. ecc. Invece no, la Commissione dei Diritti Umani dell’Onu si è scomodata per una sola persona, tale Reyhaneh Jabbari, una donna accusata (sembra ingiustamente) di omicidio. Lo ha fatto con uno dei suoi personaggi più rappresentativi e importanti, il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei Diritti Umani in Iran, Ahmed Shaheed, il quale solleva dubbi sul processo e chiede che la sentenza di morte di questa poveretta, prevista per oggi, venga sospesa.

Ora, con tutto il rispetto per la signora Reyhaneh Jabbari, non ci risulta che la Commissione per i Diritti Umani abbia mai emesso comunicati così duri per le centinaia di esecuzioni avvenute dall’inizio dell’anno, o per le migliaia di dissidenti incarcerati e torturati. Non ci risulta per esempio che abbia fatto la stessa cosa per Hashem Shaabani, importantissimo attivista per i Diritti Umani impiccato dagli Ayatollah lo scorso 27 gennaio. Certo,  qualche parolina di condanna dopo l’avvenuta esecuzione l’hanno detta, ma siamo davvero alle parole di circostanza.

E allora perché questo comunicato, per di più diffuso su tutti i maggiori social network? Semplice, perché a un certo punto tutti si sono accorti (anche i più ottusi) che la Commissione per i Diritti Umani dell’Onu negli ultimi anni ha lavorato quasi esclusivamente contro Israele, cioè contro l’unica democrazia in Medio Oriente. Serviva quindi una specie di diversivo ed ecco qua la struggente storia della sig.ra Reyhaneh Jabbari. E guardate che il comunicato è molto dettagliato, segno che davvero Ahmed Shaheed ci ha perso del tempo dietro. Che poi questo sia solo uno delle migliaia di casi in Iran conta poco, serviva dare all’opinione pubblica mondiale l’idea che la Commissione per i Diritti Umani dell’Onu si interessasse anche di Iran e non solo del democratico Stato di Israele. Ma è tutto un bluff, un bel bluff per carità, ma pur sempre un bluff.

Scritto da Noemi Cabitza

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