Pace in Medio Oriente: cade il tabù dei due Stati. Le priorità sono altre

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Per la prima volta si parla di pace in Medio Oriente senza legarla necessariamente alla soluzione dei due Stati nella controversia tra Israele e arabi, ma soprattutto se ne parla senza mettere la soluzione del conflitto arabo-israeliano davanti a tutto e a tutti quando i veri problemi regionali sono altri.

Premetto che non sono entusiasta dell’ipotesi di non creare uno Stato palestinese. Come ho già detto in altre occasioni credo che sia arrivato il momento di lasciare i palestinesi al loro destino e non di incorporarli in Israele. Sono contrario allo Stato binazionale perché vorrebbe dire accollarsi milioni di arabi quando invece dovrebbero prendere finalmente la loro strada e le loro responsabilità senza pesare più sulla comunità internazionale. Tuttavia la svolta impressa da Donald Trump con quelle poche parole durante l’incontro con Benjamin Netanyahu è epocale, non fosse altro perché nella lista delle priorità in merito alla pace in Medio Oriente la questione arabo-palestinese viene messa in secondo piano come giustamente deve essere.

Per esempio, mi è parso più interessante il discorso fatto da Netanyahu riguardo alla annessione del Golan, una zona decisamente più interessante e strategica per Israele, piuttosto che alle voci (smentite) su una eventuale annessione della Giudea che vorrebbe dire appunto accollarsi milioni di arabi. Come sono contento che finalmente in un colloquio ufficiale tra Stati Uniti e Israele si sia affrontato il discorso del pericolo rappresentato dall’Iran piuttosto che parlare in maniera sterile e inutile della questione araba, vista fino a ieri come l’unico ostacolo alla pace in Medio Oriente.

La stampa internazionale questa mattina pone l’accento sulle parole di Trump in merito ai due Stati senza però comprenderne a fondo il significato. Ancora una volta si tende a mettere la questione arabo-israeliana come snodo principale per la pace in Medio Oriente quando con quelle parole il Presidente americano ha fatto l’esatto contrario, cioè l’ha relegata in seconda fila evidenziando come i problemi siano altri a partire dall’Iran e dal suicida accordo sul nucleare iraniano. Trump ha solo detto che non gli interessa in che modo si arriverà alla pace in Medio Oriente, se con la soluzione dei due Stati o con un solo Stato, l’importante è che la pace arrivi perché i problemi sono altri. Sugli insediamenti ha chiesto prudenza in un momento in cui non c’è bisogno di escalation. Insomma un Trump stranamente prudente ma ben deciso a individuare la scaletta delle priorità.

I veri problemi per la pace in Medio Oriente

Pur rimanendo diffidente nei confronti di Trump, va dato atto al Presidente americano di aver finalmente individuato una lista di priorità a partire, come detto, dalla questione iraniana per finire alla situazione in Siria. ISIS e Iran come principali responsabili delle crisi mediorientali senza dimenticare i vari gruppi terroristi ad essi collegati a partire dagli Hezbollah e da Hamas. Tutto il resto e tutti i retroscena raccontati dalla stampa lasciano il tempo che trovano. Nessuno sa cosa si sono detti Trump e Netanyahu né quale strategia vorranno adottare per raggiungere una pace duratura in Medio Oriente. L’unica cosa che si può dire è che finalmente viene data la giusta importanza alle varie crisi e di certo tra le priorità non c’è più la questione palestinese.

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