Palestinesi bravi e buoni? Tirano solo pietre ma fanno male. Cosa ne pensano Ashton e UNICEF?

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Proprio l’alto giorno parlavamo del vergognoso rapporto UNICEF che quasi assolveva i giovani palestinesi che tiravano pietre sminuendone quasi la pericolosità. Lo stesso aveva fatto qualche tempo fa Catherine Ashton definendo il lancio di pietre una “legittima e pacifica protesta”. Beh, la “pacifica e legittima protesta” fa male eccome e lo abbiamo visto tante volte, l’ultima ancora ieri sera con quattro feriti gravissimi.

E’ successo che una donna israeliana che percorreva la strada che collega Tel Aviv ad Ariel (Route 5) insieme alle sue tre figlie (di tre, quattro e cinque anni) è incorsa in un gravissimo incidente  causa di un camion costretto a una brusca virata da un fitto lancio di pietre da parte di giovani palestinesi. La più piccola delle tre bambine (Adele, di soli tre anni) è rimasta ferita in maniera gravissima nell’incidente, mentre la madre (Adva Biton di 40 anni) e le altre due piccole (Avigail e Naama di quattro e cinque anni) hanno subito ferite gravi ma fortunatamente non mortali.

Come chiamare questo episodio? Una “pacifica e legittima protesta” oppure un atto premeditato di terrorismo volto a fare del male in maniera deliberata a semplici cittadini israeliani? Stiamo cercando di recuperare i verbali dell’incidente in modo da inviarli all’attenzione di Catherine Ashton e girarle così la domanda.

Ma la domanda che vorremmo porre alla Ashton e all’UNICEF è questa: come si dovrebbe comportare la polizia israeliana con i “giovani palestinesi” che si sono resi colpevoli di questo gravissimo atto? Dovrebbe lasciarli liberi di fare la stessa cosa ad un’altra innocua famigliola oppure li dovrebbero incarcerare? No perché questo punto è fondamentale. Secondo la Ashton e l’UNICEF si dovrebbero lasciare liberi di fare la stessa “pacifica e legittima protesta” ancora e ancora. Secondo il comune senso di giustizia (ma anche di pudore) si dovrebbero invece incarcerare quanto prima e giudicarli per il gravissimo reato commesso, così come avviene in ogni Paese democratico del mondo.

E cosa succederà quando la polizia israeliana, una volta individuati i responsabili, andrà giustamente ad arrestarli? In qualsiasi parte del mondo si plauderebbe al trionfo della giustizia su un gruppo di criminali (già, criminali, chiamiamoli con il loro nome). Ma non se i criminali sono palestinesi. No, con loro il discorso è diverso e da criminali diventano rapidamente eroi. Lo abbiamo visto proprio in questi giorni quando una cittadina francese, Bezons, ha conferito la cittadinanza onoraria a Majdi Al Rimawi, un terrorista palestinese responsabile dell’assassinio del ministro israeliano Rehavam Zeevi.

Beh, lasciatemi dire che questo atteggiamento della comunità internazionale nei confronti dei criminali e dei terroristi palestinesi non solo è vergognoso ma è complice del terrorismo arabo di cui Israele è vittima da oltre 60 anni. Per questo, come sempre, la polizia e l’esercito israeliano faranno il loro dovere senza curarsi di ignobili e vergognose accuse fasulle e tendenziose, arresteranno i colpevoli e li sbatteranno in galera, perché se sono abbastanza grandi da fare del male a una madre di famiglia e alle sue tre piccine, sono abbastanza grandi anche per andare in galera.

Sarah F.

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