Palestinesi pianificavano grande attentato in Israele. La mano di Teheran

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Ieri le autorità israeliane hanno autorizzato la diffusione delle notizie relative a una cellula terroristica palestinese della Jihad Islamica (Iran) arrestata circa un mese fa la quale stava meticolosamente pianificando un grande attentato nella città israeliana di Be’er Sheva e il rapimento e l’uccisione di un soldato israeliano il cui corpo sarebbe stato usato come merce di scambio con Israele.

Il piano, sventato dallo Shin Bet, prevedeva di effettuare un attacco in una sala per eventi di Be’er Sheva. L’organizzazione dell’attentato era a un buon punto e l’attacco imminente. I terroristi avevano progettato di lanciare granate sulla folla durante una serata da ballo, di mettere ordigni esplosivi sotto alcuni tavolini e di farli esplodere e infine avevano progettato di nascondere armi nei bidoni della spazzatura ai quali accedere prima di darsi alla fuga per poter sparare anche sulla folla in fuga dalla sala da ballo. Un piano molto ben organizzato e finanziato.

La cellula terroristica palestinese era formata da quattro elementi, uno dei quali residente nella città beduina di Tel as-Sabi nel Negev mentre gli altri tre provenivano da Gaza e si erano introdotti in Israele clandestinamente. Durante le indagini è emerso anche che i quattro avevano progettato di rapire un soldato israeliano nella stazione centrale degli autobus di Be’er Sheva. Il soldato sarebbe poi stato ucciso a sangue freddo e il suo corpo usato come merce di scambio con il Governo israeliano. Per l’occasione avevano affittato anche un appartamento nella zona dell’attacco dove doveva avvenire l’uccisione del militare e da dove stavano mettendo a punto la pianificazione dell’attentato.

Mahmoud Yusuf Hasin Abu-Taha
Mahmoud Yusuf Hasin Abu-Taha

Il capo della cellula è stato identificato in Mahmoud Yusuf Hasin Abu-Taha, proveniente da Khan Yunis nel sud della Striscia di Gaza, entrato in Israele dal valico di Erez dichiarando “ragioni commerciali”. Le indagini hanno portato alla conclusione che il capo della cellula era stato reclutato da Wael Abu-Taha, membro di spicco della Jihad Islamica, il gruppo terrorista palestinese legato all’Iran dal quale riceve denaro e armi. I due avrebbero pianificato l’attentato sin dal mese di maggio e avevano studiato meticolosamente le planimetrie della sala da ballo, i vari ingressi, le vie di fuga ecc. ecc. Avevano anche piante della stazione centrale degli autobus di Be’er Sheva dove sarebbe dovuto avvenire il rapimento del soldato israeliano. Le indagini hanno rivelato anche un retroscena agghiacciante, cioè che i terroristi volevano uccidere il militare israeliano in maniera molto cruenta, usando un martello.

Jihad Islamica vuol dire Iran

L’operazione conferma che le preoccupazioni dello Shin Bet e del Mossad in merito a una forte infiltrazione di Teheran nel terrorismo palestinese sono una realtà. Da mesi le due agenzie di intelligence israeliane lanciano continui allarmi in merito alla pericolosità della Jihad Islamica, l’unico gruppo palestinese apertamente supportato da Teheran e dagli Hezbollah. A preoccupare più di tutto non sono però le possibili infiltrazioni da Gaza quanto piuttosto la sempre più importante presenza della Jihad Islamica in Giudea e Samaria dove oltretutto è presente un altro gruppo supportato da Teheran, Harakat al-Sabireen, un gruppo sempre più potente e pericoloso.

Scritto da Sarah F.