Partito Democratico: quel concetto bolscevico duro a morire. E Renzi se ne va

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Francamente non è che si aspettasse tanto dalla Direzione del PD indetta per oggi. E’ talmente evidente che Bersani non ci ha capito niente da rendere questa riunione quasi imbarazzante. Matteo Renzi addirittura se ne è andato senza nemmeno prendere la parola. Eppure era lui quello più atteso, checché ne dicano i vecchi marmittoni del Partito.

Dunque, linea dura a oltranza e avanti con alcune proposte che sembrano fatte più per assecondare Beppe Grillo che per vera convinzione. Il PD cercherà di formare un Governo (ammesso che Napolitano gli dia l’incarico, il che non è affatto scontato) con il quale avvicinarsi alle posizioni del Movimento 5 Stelle e magari arginare l’emorragia di voti verso il partito di Grillo (si, partito, avete capito bene). Per il resto, nessuno alleanza con il PDL, almeno fino a quando ci sarà il Cavaliere. Qualche apertura a Monti, ma niente di che meravigliarsi.

In compenso si è assistito al solito Partito Democratico diviso tra correnti. D’alemiani, veltroniani, bindiani, marziani, venusiani e persino i puffi si sono visti. Alcuni sostengono il capo (Bersani n.d.r.), altri lo contestano velatamente. Altri ancora lo vorrebbero vedere in pensione. Uno spettacolo pietoso. E’ chiaro che la recente sconfitta, perché di sconfitta si è trattato, non ha insegnato niente a questi burocrati di partito modello PCUS. Insomma, se dovevano mandare un segnale lo hanno mandato senza dubbio sbagliato.

L’ombra di Grillo navigava spettrale sulle teste del PCUS mentre i vecchi burocrati ribadivano che il concetto di “destra” e “sinistra” non è morto come invece vorrebbe Matteo Renzi. Anzi, la destra è sempre il pericolo maggiore. Si vede che hanno capito tutto.

Bene ha fatto Matteo Renzi a sfilarsi e ad andarsene. Questi non cambieranno mai. Alla prossima sceneggiata.

Bianca B.

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