Perché Israele deve fare hasbara . La furbata di Abu Mazen vista con il senno di poi

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In Israele non si è nascosta la soddisfazione per il voto negativo del Consiglio di Sicurezza dell’Onu in merito alla proposta di risoluzione presentata dai palestinesi, tuttavia analizzando con il senno di poi la strana mossa palestinese di presentare quella proposta pochi giorni prima che cambiassero i membri provvisori del Consiglio di Sicurezza andando così incontro a una sconfitta certa, mentre sarebbero bastati pochi giorni per avere una maggioranza schiacciante, si può notare come ancora una volta sia stato Abu Mazen a dettare le regole mentre Israele è semplicemente andato al traino.

Cosa ha ottenuto Abu Mazen da questa mossa, una vera e propria furbata?

Prima di tutto ha rafforzato quella che è l’arma più importante che hanno in mano i palestinesi, cioè la percezione a livello internazionale che loro, i palestinesi, sono deboli e sopraffatti dalla prepotenza (israeliana e americana n.d.r.) per cui necessitano di aiuto e di sostegno.

In secondo luogo, proprio a causa del primo punto, aumenta l’isolamento internazionale di Israele e con esso l’insofferenza alla politica del Premier Netanyahu. Nei fatti questo comporta l’aumento del sostegno internazionale a una scelta unilaterale e non negoziata da parte dei palestinesi, che è esattamente quello che vuole Abu Mazen.

La domanda quindi che dobbiamo porci è: può Israele continuare a subire la politica palestinese e i tempi dettati da Abu Mazen oppure serve una contro-politica degna di questo nome?

Perché il punto è questo. Se ci sentiamo di fare un appunto allo Stato Ebraico è proprio quello di subire troppo spesso la politica palestinese, come se desse per scontato che un mondo intelligente sosterrà le giustissime ragioni di Israele. Ma purtroppo quel “mondo intelligente” non c’è e nonostante negli ultimi anni l’odio verso Israele sia progressivamente aumentato lo Stato Ebraico non ha saputo mettere in campo una degna politica di contrasto alle menzogne palestinesi, ha dimenticato quasi completamente la hasbara o, nella migliore delle ipotesi, non l’ha sostenuta in maniera adeguata.

Così, per fare un esempio, quello che dovrebbe essere una cosa normale, cioè la costruzione di abitazioni civili nella capitale di Israele diventa un caso internazionale e viene dipinto come un sopruso e addirittura un ostacolo alla pace. La guerra contro Hamas, una guerra scoppiata dopo il lancio di migliaia di missili sul sud di Israele durato mesi e mesi, viene vista come una aggressione e non, come dovrebbe essere, come una azione difensiva volta a tutelare le vite dei cittadini israeliani.

Francamente ci sembra di poter dire che in molti casi il Governo israeliano ha peccato di arroganza dando per scontato che il mondo avrebbe capito le sue giustissime ragioni. Purtroppo non è stato così, in parte perché una fetta del mondo odia Israele a prescindere e su quello non ci si può fare nulla, ma per una parte importante di quel mondo che non odia Israele non si è fatto quasi nulla per spiegare cosa stesse succedendo, per spiegare le cose e i perché stessero succedendo certi fatti. E non sono certo sufficienti i pochi organi di informazione, spesso poco organizzati e con mezzi minimali, che in qualche modo fanno politica di verità (hasbara) o i gruppi filo-israeliani su Facebook, spesso gruppi chiusi dove chi non è iscritto non può leggere o intervenire. Serve un cambio di marcia e serve subito.

Nella nostra piccola esperienza abbiamo visto che quando le discussioni su Israele vanno a finire su fatti concreti e non sulle stupidaggini o sui proclami propagandistici chi contrasta Israele si trova spesso in difficoltà sfociando spesso nel ridicolo non avendo nessuna pezza d’appoggio. Riteniamo quindi che i gruppi chiusi sui social media non siano di nessuna utilità, servono solo a cantarsela e a suonarsela, ma non diffondono nulla, non fanno hasbara. Lo stesso Governo israeliano deve dedicare maggiori risorse alla diffusione della verità, non può rimanere come ha fatto sino ad ora a rimorchio delle poderosa macchina di propaganda palestinese. Oggi le guerre si vincono anche diffondendo la verità e contrastando le menzogne sui media e prima Israele lo capisce e meglio sarà per tutti.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Noemi Cabitza

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