Polemiche sul viaggio di Obama in Israele: niente questione palestinese

U.S. President Obama meets Israel's Prime Minister Netanyahu at the United Nations in New York

Fioccano le polemiche sull’imminente viaggio del Presidente americano, Barack Obama, in Israele. Ad attaccarlo in particolare è la stampa inglese supportata da diversi media pacivendoli i quali contestano a Obama il fatto che non presenterà alcun nuovo piano riguardante la questione israelo-palestinese.

Le polemiche sono scoppiate in particolare dopo che giovedì scorso il vice consigliere per la sicurezza nazionale, Ben Rhodes, ha confermato alla stampa che la questione israelo-palestinese non è nell’agenda del Presidente Obama. Immediato il fuoco di fila dei media pacivendoli e anti-israeliani che hanno definito il viaggio di Obama in Israele un “maintenance trip” o addirittura un “viaggio turistico”. Furiose le reazioni sui siti e blog pacivendoli che si chiedono un po’ tutti per quale motivo Obama va in Israele se non intende affrontare la questione degli insediamenti e quella israelo-palestinese più in generale, ormai ferma al palo dal 2010.

In realtà il viaggio di Obama in Medio Oriente (che non visiterà solo Israele ma anche la Giordania e la Cisgiordania) è molto importante per due punti ben più fondamentali della irrisoria questione israelo-palestinese: L’Iran e la Giordania.

Sull’Iran Obama farà il punto della situazione con il Premier israeliano, Benjamin Netanyahu. La questione diventa sempre più complessa e pericolosa nonché urgente specie dopo quanto è successo con la Corea del Nord, fatti che hanno dimostrato che la politica delle sanzioni non funziona con chi è determinato ad avere armi nucleari. Non è un caso che alla vigilia della partenza per il Medio Oriente Obama abbia ribadito con forza che “ogni opzione è sul tavolo”. I due parleranno anche di aiuti militari a Israele e del potenziamento del sistema antimissile Iron Dome.

Sulla Giordania la questione è un po’ più complessa anche se non ne parlano in tanti. La Giordania si trova in una condizione non tropo felice con da un lato l’Egitto che sta implodendo su se stesso e dall’altro la Siria in Fiamme.  Non solo, con l’Egitto che non è più un partner regionale affidabile per gli Stati Uniti è chiaro che Washington cerchi di trovare un’altra sponda che faccia da mediazione con gli arabi e in particolare con i cosiddetti “palestinesi”. Re Abdullah sembra essere la persona giusta. Infatti lo scorso 28 gennaio il Re giordano ha incontrato per la terza volta in poco meno di un anno il capo politico di Hamas, Khaled Mashaal, con lo scopo di intavolare una trattativa diretta tra Hamas e Israele. Questa cosa non piace molto alla ANP di Abu Mazen, ma ormai tutti hanno capito che la politica della ANP non può portare a niente così si cercano altre strade. Il discorso poi è strettamente legato alla più che probabile azione militare israeliana contro le centrali nucleari iraniane. La garanzia da parte di Hamas (mediata dalla Giordania) di restare fuori da un eventuale conflitto tra Israele e Iran sarebbe senza dubbio un gran risultato per Re Abdullah e proietterebbe la Giordania in testa alla classifica dei paesi arabi affidabili.

Visto così il viaggio di Obama in Medio Oriente sembra tutto fuorché un “viaggio turistico”. E’ chiaro che la questione degli insediamenti e di un eventuale accordo con la ANP è di secondaria importanza rispetto agli altri punti (e non dimentichiamo la Siria). Questa cosa fa infuriare i pacivendoli, ma se ne dovranno fare una ragione.

Adrian Niscemi

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