Premio Hemingway a Sallusti: davvero non c’è più religione

Il nome è senza dubbio roboante ma il Premio Hemingway è talmente importante da non meritarsi nemmeno una semplice citazione su Wikipedia. Poi, dopo quest’anno, assumerà senza dubbio la caratura internazionale che si merita. Infatti a vincere lo sconosciuto premio è stato niente meno che Alessandro Sallusti, diret­tore del Giornale.

A incidere sulla decisione della giuria è stato senza dubbio la grande caratura giornalistica di Zio Tibia, pardon, Sallusti, che con le sue inchieste sul tinello di Montecarlo ha fatto la storia del giornalismo italiano e che merita senza dubbio l’accostamento al nome di Hemingway. Anzi, dobbiamo dirlo, il grande scrittore in quanto a fantasia e a narrativa gli fa una pippa a Sallusti. Ci meravigliamo che ancora non sia stato indicato per il Premio Nobel per la letteratura e che negli Stati Uniti non abbiano scritto una deroga che permetta a zio Tibia (pardon Sallusti) di accedere direttamente al Premio Pulitzer.

Ci rammarica in tutto questo l’assenza dell’ex Ministro Zio Fester (pardon, Sandro Bondi) che nella sua gloriosa carriera da Ministro dei Beni Culturali è riuscito a inventarsi un premio ad hoc per la notissima Dragomira Bonev, il Premio speciale per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali, conferitole per l’altrettanto famosissimo film “Goodbye Mama”. Se nella giuria ci fosse stato anche Bondi, di certo il premio avrebbe avuto altra valenza.

Però dobbiamo accontentarci e accettare solo un misero accostamento del nome di Sallusti a quello di Hemingway. Per il momento niente Premio Nobel per la letteratura (aspettando che sia Berlusconi a proporlo dopo la candidatura di Lampedusa per il Nobel per la pace) e niente Premio Pulitzer (aspettando che sia Crudelia, pardon, la Santanchè a proporlo). Non c’è più religione.

Brigitta Donati

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