Processo contro Abu Mazen e OLP: vergognoso silenzio dei media

Lo scorso 8 gennaio abbiamo diffuso la notizia che un tribunale americano aveva deciso di procedere contro la Autorità Nazionale Palestinese (ANP) e contro la Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) e quindi anche contro il loro principale rappresentante Mahmud Abbas (alias Abu Mazen) con l’accusa di aver finanziato e organizzato attentati in Israele nei quali sono rimasti coinvolti cittadini americani. Eppure nonostante l’importanza della notizia e un processo davvero colossale e che implica tutta una serie di conseguenze potenzialmente devastanti per i palestinesi, tra cui una richiesta di risarcimento di un miliardo di dollari, i media occidentali hanno fatto finta di nulla.

Nel frattempo il processo contro la ANP e la OLP è iniziato martedì scorso presso la U.S. District Court, Southern District of New York, e ha visto le prime testimonianze dei sopravvissuti agli attentati palestinesi tra le quali alcune particolarmente toccanti come quella di Meshulam Perlman, sopravvissuto ad un attacco suicida a Gerusalemme nel 2004. «I corpi, i cadaveri volavano sui balconi e sui tetti – dice Meshulam Perlman con la voce rotta dall’emozione – non potrò mai dimenticare quella scena. Le persone sono state fatte letteralmente a pezzi».

Il processo anche se civile ha dei riscontri anche sotto l’aspetto penale e internazionale perché tende a dimostrare che dietro agli attentati palestinesi avvenuti in Israele e che hanno fatto morti e feriti anche tra i cittadini americani c’è un intento terrorista da parte della ANP e della OLP e dei loro massimi rappresentanti che infatti continuano anche ora a dare gli ordini e a finanziare il terrorismo come vedremo più avanti nell’articolo. La causa è promossa anche contro la Arab Bank, con sede in Giordania e per altro già condannata da un tribunale americano, per essere il tramite tra le organizzazioni palestinesi e gli attentatori e per aver trasferito il denaro necessario al compimento degli attentati e al successivo mantenimento delle famiglie degli attentatori sucidi.

Abu Mazen finanzia anche oggi i terroristi ci sono le prove

Ma la testimonianza forse più importante anche per il quadro attuale arriva nella udienza tenutasi presso la District Court, Southern District of New York giovedì mattina, quando è stato presentato un documento che prova non solo che Fatah, Hamas, ANP e OLP non solo non sono divise affatto ma fanno parte tutte di una unica organizzazione terroristica solo all’apparenza divisa in fazioni. A presentare il documento ai giurati è stato Alon Eviatar, un tenente colonnello in pensione nelle Forze di Difesa israeliane. Il documento evidenzia come la ANP, la OLP, Fatah e Hamas abbiano creato un fondo denominato “sostegno alla lotta all’occupazione” attraverso il quale pagano i terroristi detenuti, le loro famiglie, le famiglie dei cosiddetti “martiri” e tutta una serie di azioni di terrorismo. Alon Eviatar mostra impietosamente anche i documenti del tariffario che però non è aggiornato ai giorni d’oggi e che quindi si presume sia in difetto. Comunque secondo il regolamento del fondo i prigionieri palestinesi condannati fino a cinque anni e detenuti nelle prigioni israeliane ricevono 1.300 shekel al mese . Le mogli dei detenuti ricevono altri 300 shekel al mese ai quali si aggiungono ulteriori 50 shekels per ogni bambino in famiglia. Per i detenuti condannati a più di cinque anni i pagamenti aumentano a 2.000 shekel. I detenuti condannati a più di 25 anni ricevono 4.000 shekel. In sostanza più si è terroristi e più si guadagna e il tutto gestito e organizzato da coloro che la comunità internazionale, prima tra tutti la Mogherini, considerano “partner per la pace” come Abu Mazen e la ANP.

Ma la cosa più scandalosa è che nonostante l’importanza di questo processo che non solo rischia di ridimensionare drasticamente l’immagine dei palestinesi e che giorno dopo giorno prova il carattere terroristico della Autorità Nazionale Palestinese, è che i “grandi media” lo stanno sostanzialmente ignorando, specie quelli vicini alla sinistra e a Obama. Un fatto davvero scandaloso che prova ancora una volta come i cosiddetti “grandi media” siano succubi della “allucinazione palestinese”.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Noemi Cabitza

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