Prostituzione in Italia: la crisi ha aggravato il fenomeno (inchiesta)

Secondo una indagine giornalistica dell’inizio del 2012 le prostitute in Italia erano circa 70.000 di cui il 20% minorenni per un giro di affari di 5,6 miliardi di euro l’anno. Di queste circa 43.000 erano straniere. Il 65% lavorava in strada, il 30% in albergo o in appartamento, il 5% in apposite strutture “di lusso”.

Nel corso del 2012 questi numeri sono cambiati e non solo nella quantità delle prostitute,che è aumentata, ma anche nella composizione e nel modo di lavorare.

Secondo una indagine svolta da alcune associazione sulla strada e su internet, il numero delle prostitute a dicembre 2012 sarebbe arrivato a superare la soglia delle 100.000 unità alla quale va aggiunta il fenomeno della prostituzione maschile che coinvolge circa 4.000 ragazzi e quello della prostituzione omosessuale (transessuali e non solo) che coinvolge circa 12.000 persone.

Ma quello che stupisce maggiormente non sono tanto i numeri, in forte aumento, quanto piuttosto il fenomeno che ha generato questo grande aumento dei numeri, cioè l’incremento delle prostitute italiane, in maggioranza casalinghe e studentesse che si propongono sul web o in appositi giornali. Secondo la ricerca oltre l’80% delle nuove prostitute femmine sono italiane, spesso donne con famiglia che si mettono in vendita per sbarcare il lunario. Aumentato a dismisura anche il numero delle escort non “top class”, cioè non modelle o “accompagnatrici” che hanno tariffe elevate. Le nuove escort sono in prevalenza giovani disoccupate e studentesse che applicano tariffe “abbordabili” e che fanno questo lavoro prevalentemente nei loro appartamenti usando internet per trovare clienti. Un controllo su molti siti web specializzati ha mostrato un incremento delle escort italiane davvero impressionante, soprattutto nella seconda metà dell’anno.

Un fenomeno relativamente nuovo è quello della prostituzione maschile. Anche in questo caso è la rete a mostrarci l’impressionante incremento. I siti specializzati pullulano di “gigolò” che si offrono a donne a tariffe relativamente basse. Nella maggioranza dei casi si tratta di giovani italiani, per lo più studenti, che cercano di rimediare denaro per la sopravvivenza.

Un altro settore in forte aumento, anche in questo caso dovuto all’ingresso “sul mercato” di elementi italiani o europei, è quello della prostituzione transessuale. Dall’inizio dell’anno si è notato sul web non solo l’apertura di molti siti web specializzati in questo tipo di prostituzione del “terzo sesso”, ma anche un fortissimo incremento dell’offerta italiana o europea mentre fino a qualche mese fa il mercato era monopolizzato quasi totalmente dalle sudamericane (ma su questo settore ci torneremo nelle prossime settimane con una inchiesta molto approfondita sul “terzo sesso”).

Secondo l’indagine alla base di questo incremento dei numeri e, soprattutto, del cambio di tipologia della prostituzione in Italia ci sarebbe la crisi economica. Molte giovani donne italiane entrano nel “mercato” della prostituzione semplicemente perché non hanno altre alternative. E’ impressionante il numero delle giovani madri di famiglia, spesso separate, che per sbarcare il lunario si mettono in vendita su internet. Nella maggioranza dei casi ricevono direttamente nei loro appartamenti ma sta crescendo il numero delle “strutture specializzate” che mettono a disposizione, a pagamento o a percentuale, dei monolocali dove potersi prostituire. Di solito sono palazzine di livello medio-alto con una buona ma discreta sorveglianza. La maggioranza di queste “nuove prostitute” lavora in modo indipendente, cioè non ha un protettore come spesso avviene nella prostituzione di strada.

Da più parti si continua a chiedere una regolamentazione della prostituzione, come per esempio avviene in Germania e in altri Paesi europei, ma la Chiesa Cattolica e i partiti cattolici si oppongono ferocemente a questa innovazione che, non solo porterebbe forti introiti alle casse statali, ma potrebbero mettere la parola fine alla prostituzione minorile e alla tratta di esseri umani che rimane, purtroppo, il fenomeno più preoccupante e percentualmente forte legato a questo “mercato”.

Paola P.

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