Putin e Obama ai ferri corti. Il problema del plutonio che preoccupa Israele

 

Putin e Obama non si sono mai piaciuti. Il primo è scaltro, ha saputo infilarsi nel vuoto di potere lasciato dagli Stati Uniti in Medio Oriente (ma non solo) e non guarda in faccia a niente e a nessuno pur di raggiungere i propri obiettivi. Il secondo ha inanellato un insuccesso dietro l’altro sconvolgendo mezzo mondo e lasciando un Medio Oriente letteralmente in fiamme e in balia dei fondamentalisti islamici iraniani e dello Stato Islamico. Ma mai come adesso erano arrivati allo scontro aperto (per ora solo verbale) con tanto di sospensione di un importante accordo sul plutonio ad uso militare.

Ieri Russia e Stati Uniti hanno interrotto anche qualsiasi colloquio sulla Siria. Gli americani accusano i russi e i siriani di Assad supportati dagli iraniani e da Hezbollah di crimini di guerra ad Aleppo e chiedono di fermare immediatamente i bombardamenti indiscriminati sui civili. Russi, siriani e iraniani (con codazzo di terroristi) non ci pensano nemmeno a fermarsi adesso e vogliono conquistare la città prima delle elezioni americane per presentare al nuovo Presidente americano una situazione già acquisita. Putin sa benissimo che con Obama in scadenza di mandato le minacce del Presidente americano non andranno oltre alle parole (non ha fatto i fatti quando poteva, figuriamoci se li fa adesso), ma non sa cosa farà il prossimo Presidente americano, chiunque esso sia. Da qui l’accelerazione delle operazioni ad Aleppo e la contestuale interruzione di qualsiasi trattativa per un cessate il fuoco e per la consegna di aiuti umanitari alla popolazione stremata.

Il plutonio russo, un risvolto che preoccupa Israele

Ma la notizia davvero preoccupante, passata incredibilmente in sordina sui media, è la decisione di Putin di firmare un decreto che sospende gli accordi con gli Stati Uniti in merito alla distruzione del plutonio ad uso militare in surplus rispetto a quello necessario per mantenere l’attuale stato degli arsenali nucleari, un accordo che rientrava nel progetto di disarmo nucleare che le due grandi potenze avevano raggiunto negli anni scorsi. Si parla di circa 34 tonnellate di plutonio che quindi non verranno distrutte o destinate ad altri scopi. Il timore di Gerusalemme è che questo plutonio finisca in mani iraniane, un timore giustificato dal fatto che di recente la Russia ha aumentato notevolmente la cooperazione militare con Teheran. Alcuni analisti sostengono che la sospensione dell’accordo sul plutonio ad uso militare sia solo un messaggio inviato da Putin a Obama, ma che in realtà la Russia non venderà a nessuno il suo plutonio. Tuttavia altri analisti israeliani temono che il plutonio russo possa andare a sostituire quello che l’Iran è costretto a non produrre con il suo reattore di Arak. C’è abbastanza plutonio per produrre 17.000 armi nucleari e sarà difficile controllare che una seppur minima quantità non finisca in mano iraniana. Oltretutto nessuno potrebbe verificare l’uso che eventualmente ne faranno gli iraniani visto che gli ispettori della Agenzia Atomica Internazionale controllano solo i siti e i materiali ufficialmente dichiarati e prodotti in Iran. Nessun allarmismo da Gerusalemme, ma una certa preoccupazione è più che giustificata e tutte le antenne della intelligence sono attive.

Scritto da Einav Ben H.

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