Qatar: le mani dello sceicco al-Thani su Medio Oriente e Nord Africa

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Può un piccolo Stato come il Qatar controllare da remoto e determinare gli eventi di due aree grandi e importanti come il Medio Oriente e il Nord Africa? Certo che può, specie se al suo fianco c’è la più grande potenza del mondo, gli Stati Uniti, con un Presidente a chiara impronta islamista che sin dal suo insediamento non ha nascosto di appoggiare la Fratellanza Musulmana.

E’ la storia del Qatar e dell’accordo, non più tanto segreto, tra lo sceicco Hamad bin Khalifa al-Thani e il Presidente USA, Barack Obama, per insediare la Fratellanza Musulmana in Nord Africa e in Medio Oriente, una operazione che gli Stati Uniti di Obama non potevano fare apertamente e che quindi è stata delegata al Qatar con la collaborazione di Arabia Saudita e Turchia.

Sembra la trama di un romanzo o l’assurda idea di un complottista, ma in realtà è quanto è avvenuto e sta avvenendo in queste due importantissime aree ricche di risorse ma anche fondamentale per il mondo islamico, teatro di una lotta fino a poco tempo fa oscura tra sciiti e sunniti esplosa in tutta la sua deflagrante e sanguinosa realtà con il conflitto in Siria.

Ma andiamo con calma e ricostruiamo gli eventi seppur in maniera sintetica (ci vorrebbe un libro per ricostruirli con precisione). Sin dal suo insediamento alla guida del Qatar (nel 1971, quando la Gran Bretagna ha concesso al piccolo regno l’indipendenza) la famiglia al-Thani ha usato le immense ricchezze di cui disponeva per acquistare (letteralmente) amici e influenza. Dopo un breve periodo di crisi interna con qualche protesta subito repressa duramente e con un programma da 65 miliardi di dollari per la costruzione di alloggi per la popolazione, lo sceicco (o emiro) del Qatar che allora era il padre dell’attuale Hamad bin Khalifa al-Thani, iniziò la sua corsa verso un ruolo chiave all’interno della Lega Araba, una corsa portata a compimento dall’attuale sceicco con una politica volta a sostenere totalmente e incondizionatamente la Fratellanza Musulmana, una politica che però non poteva avere successo senza l’appoggio fondamentale degli Stati Uniti.

Fino all’insediamento di Obama il Qatar non poté portare avanti la sua politica di espansione per interposta persona perché i precedenti Presidenti americani avevano stretto forti alleanze e accordi con chi deteneva il potere in Paesi chiave come l’Egitto, l’Algeria, la Tunisia e la Libia. Questi accordi vennero letteralmente spazzati via da Obama a favore di un piano volto non, come in molti pensano, a instaurare una democrazia in quei paesi dominati da regimi laici ma pur sempre regimi, quanto piuttosto a favorire l’ascesa della Fratellanza Musulmana giudicata a torto una entità islamica moderata. E così fiumi di dollari di Qatar e Arabia Saudita presero la via della Libia, dell’Egitto, della Tunisia e ultimamente della Siria trasformando quelle che inizialmente erano state definite “primavere arabe” in una ascesa inarrestabile della Fratellanza Musulmana. Sullo sfondo la secolare guerra tra sunniti e sciiti e tra sunniti e mondo laico.

I dati parlano chiaro. In Tunisia per portare al potere il partito islamico Ennahda, rappresentazione della Fratellanza Musulmana, l’emiro del Qatar ha investito miliardi di dollari e firmato decine di accordi di collaborazione. In Libia lo sceicco Hamad bin Khalifa al-Thani prima ha fatto immense pressioni affinché la Lega Araba prendesse posizione contro Gheddafi arrivando persino a mettere a disposizione una forza aerea per coprire la no fly zone, poi ha messo mano al portafoglio convogliando miliardi di dollari verso le milizie fedeli al capo del Consiglio nazionale di transizione libico (Cnt), Mustafa Abdul Jalil, il quale ha ringraziato pubblicamente l’emiro del Qatar per aver speso quattro miliardi di dollari per armare i suoi miliziani. Oggi il Qatar ha interessi in Libia per decine di miliardi (solo con la Barwa Real Estate Company ha investito dai 5 ai 7 miliardi) e controlla finanziandoli direttamente i due principali leader islamisti, Abdel Hakim Belhaj e Sheikh Ali Salabi (che risiede a Doha) controllando di fatto Governo e opposizione. In Egitto l’emiro del Qatar è stato ancora più “generoso”. Dopo l’ascesa al potere della Fratellanza Musulmana e di Mohammed Morsi, lo sceicco al-Thani per tenere in piedi il Presidente islamista egiziano ha speso qualcosa come 35 miliardi di dollari suddivisi in prestiti a tasso zero (5 miliardi) in fondi di investimento (18 miliardi) e infine in progetti immobiliari, di sviluppo e di ristrutturazione in Sharq al-Tafria, Port Said e nel Canale di Suez (8/12  miliardi).

Rimane la Siria su cui andrebbe fatto un discorso completamente a parte (ma lo faremo), la Giordania dove lo sceicco al-Thani sta investendo miliardi sulla Fratellanza Musulmana nel tentativo di destabilizzare il Re di Giordania, Abd Allah II, e infine la Striscia di Gaza dove l’emiro del Qatar ha annunciato investimenti per 10 miliardi di dollari.

Come si può vedere quindi il Qatar controlla direttamente o indirettamente Tunisia, Libia, Egitto e Striscia di Gaza. Influenza l’Algeria e il Marocco e ha un ruolo di primissimo piano nella guerra in Siria. Il bello di tutto questo è che lo fa con l’approvazione della Casa Bianca e in particolare di Barack Obama, il tutto in un contesto che in molti definiscono “meticolosamente pianificato” dal Presidente americano.

Ma qual è l’obbiettivo finale di questa manovra a tenaglia? In moltissimi pensano che sia l’isolamento di Israele, ma c’è anche un’altra teoria che vede in Teheran l’obbiettivo finale delle costosissime manovre dello sceicco Hamad bin Khalifa al-Thani e del suo alleato americano, Barack Obama. In ambo i casi si tratta di due mortali nemici per l’islam sunnita e/o wahabita che paradossalmente, facendosi la guerra tra di loro, favoriscono proprio gli interessi arabi e della Fratellanza Musulmana.

So di dire una bestialità, ma per assurdo  Israele e Iran dovrebbero essere alleati invece di combattersi. Hanno gli stessi nemici storici e probabilmente i loro obbiettivi strategici non collidono. Perché quindi combattersi quando il nemico vero è un altro ed è comune a tutti e due? Si finisce per fare un favore enorme a Hamad bin Khalifa al-Thani e all’assurda politica di Barack Hussein Obama. Non mi pare il caso.

Adrian Niscemi

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