Qatar, Turchia e Hamas i veri sconfitti dalla rivoluzione egiziana

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Uno ha lasciato abdicando al figlio, l’altro è in serie difficoltà di consenso e urla e braita a destra e a manca contro la rivoluzione popolare egiziana che ha deposto il regime di Mohamed Morsi e dei Fratelli Musulmani. Parliamo dell’emiro del Qatar, lo sceicco Hamad bin Khalifa Al Thani, e del Premier turco, Recep Tayyip Erdogan. Sono loro i due veri sconfitti dalla rivoluzione egiziana.

I due avevano programmato il delitto perfetto per il Medio Oriente: deporre i regimi laici per sostituirli con regimi islamici guidati dalla Fratellanza Musulmana in Tunisia, Libia, Egitto, Siria e Giordania. A sostenerli incredibilmente e a prestarsi da complice, Barack Hussein Obama, che ha sempre visto nei Fratelli Musulmani la sponda perfetta per introdurre il concetto di “Islam moderato”, un concetto che in effetti non esiste ma che ha offuscato la mente di moltissime persone tanto da far parlare di “primavera araba” ciò che ben presto si è trasformato in un “inverno islamista”.

Ed erano partiti bene i due statisti dell’Islam appoggiati dall’amico americano. La Tunisia è capitolata subito, l’Egitto è seguito a ruota. Per la Libia è stato un po’ più difficile e c’è voluto il coinvolgimento occidentale per abbattere Gheddafi, ma anche in questo caso la missione è riuscita. I Fratelli Musulmani si sono appropriati del potere nei tre Paesi e hanno instaurato un regime islamico basato sulla Sharia. Tutto come pianificato. Le difficoltà sono arrivate quando i due hanno esagerato e si sono interessati di obbiettivi un po’ più difficili. Prima hanno tentato in Marocco (di cui nessuno parla) ma è apparso subito evidente che era difficile buttare giù il Re del Marocco, Mohammed VI, sia perché benvoluto in patria, sia perché discendente del Profeta. Così hanno spostato le loro attenzioni sulla Giordania, ma anche li le difficoltà sono apparse subito evidenti più o meno per gli stessi motivi del Marocco. Infatti il Re giordano, Abd Allah II, è benvoluto tranne che dalla Fratellanza Musulmana che ha tentato persino l’arma mediatica del fango sulla regina di Giordania, Rania, per destabilizzarlo. Anche Abd Allah vanta una discendenza dal Profeta e come nel caso del Marocco, dopo vari tentativi i due (+ uno) hanno dovuto desistere. Infine hanno tentato il colpo gobbo, quello da 90: la Siria. Con Assad sono iniziati i problemi veri e il piano ha iniziato a incepparsi.

Ma il vero intoppo, quello che ha finito per scombinare tutti i piani del Qatar e della Turchia appoggiati dall’amico americano, è stata l’inaspettata rivoluzione popolare egiziana. In pochi giorni milioni di egiziani si sono ripresi la loro “primavera araba” e incredibilmente sono stati aiutati dall’esercito che ha colto di sorpresa praticamente tutti. Per Qatar e Turchia (e quindi per Al Thani e per Erdogan) è stato un colpo al cuore. Avevano puntato moltissimo sull’Egitto per cambiare gli equilibri in Medio Oriente, ci avevano investito miliardi di dollari. Al Thani si era recato a Gaza, primo leader a farlo ufficialmente, ed Erdogan si apprestava a farlo nel mese di luglio. Già sognavano la sacra alleanza con la Fratellanza Musulmana e Hamas. Avevano persino convinto il gruppo terrorista palestinese a schierarsi contro l’Iran nella guerra in Siria, promettendo loro un mare di soldi e un continuo afflusso di armi. Niente da fare, i democratici egiziani hanno buttato tutto all’aria.

Il brutto (per loro n.d.r.) è che il coraggio dei Tamarrod egiziani è stato contagioso. In Turchia la gente (soprattutto i giovani) ha iniziato a ribellarsi alla progressiva islamizzazione e ha dato il via a grandiose proteste contro il regime nazi-isalamico di Erdogan, proteste soffocate nel sangue in perfetto stile islamico-estremista (incredibilmente premiato dall’Europa). In Tunisia i democratici hanno ripreso coraggio e hanno fondato il movimento dei Tamarrod Tunisini e iniziano a mettere in discussione il regime islamico che fa capo ai Fratelli Musulmani (rappresentati dal partito Ennahda). Il mondo arabo ha progressivamente riconosciuto il nuovo governo egiziano, a partire dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti che hanno promesso un fiume di dollari al nuovo Egitto. Chissà perché solo Qatar e Turchia continuano a osteggiare la rivoluzione popolare egiziana. A dire il vero anche gli Stati Uniti sono rimasti interdetti, ma Obama non può dichiarare ufficialmente il suo disappunto per l’abbattimento di Morsi, per cui deve fare buon viso a cattiva sorte. Hamas, che tanto puntava su Mohamed Morsi e sull’aiuto di Qatar e Turchia, ne esce letteralmente con le ossa rotta e oggi rischia addirittura di essere attaccato dall’esercito egiziano che ha materialmente blindato tutta la Striscia di Gaza.

E così dopo due anni di totale sconvolgimento del Medio Oriente e del Nord Africa, dopo il lungo inverno islamista progettato e messo in pratica da Qatar e Turchia con l’incredibile aiuto degli Stati Uniti di Obama, la vera primavera araba sbocciata in Egitto mette probabilmente la parola fine al sogno del grande emirato islamico sognato da Al Thani e da Erdogan. Lo sceicco del Qatar ha abdicato a favore del figlio Tamim mentre Erdogan continua a tenere duro ma le sue quotazioni sono ai minimi storici (a sostenerlo è rimasta solo l’Europa della Ashton). Hamas dal canto suo è in totale confusione. Gli amici egiziani sono diventati nemici, gli ex alleati iraniani non si fidano più di loro, Gaza è più isolata che mai, costretta a dipendere dagli aiuti umanitari che arrivano da Israele mentre la loro leadership nella Striscia è messa dura prova dalla Jihad Islamica. Un tracollo.

In poco più di un mese la rivoluzione egiziana ha scombussolato tutti i piani di Qatar, Turchia e Hamas (più Obama) distruggendoli letteralmente. Finalmente sembra che il mondo arabo inizi a prendere coscienza che il benessere delle persone viene prima degli editti religiosi. E ora spettiamoci sorprese dai Tamarrod Tunisini e dai giovani turchi.

Adrian Niscemi

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