Ma di quale Stato Palestinese si sta parlando? E siamo sicuri che loro lo vogliano?

Oggi più che mai si fa un gran parlare della nascita di uno Stato Palestinese. Ma di cosa stiamo parlando? Cosa si intende per Stato Palestinese? C’è anche Gaza in questo fantomatico Stato Palestinese? Chi lo governerà e con quali credenziali democratiche? Quali sono i suoi confini? Quali strutture ci sono per far nascere questo nuovo Stato?

Non sono domande retoriche. Partendo dall’ultima domanda, cioè quella sulle strutture ne avevo già parlato tempo fa. Quali strutture ha l’odierna Palestina per poter ambire a diventare uno Stato indipendente e soprattutto autonomo? E si perché indipendenza e autonomia non sono la stessa cosa ma sono comunque due concetti legati indissolubilmente. Non basta essere indipendenti se poi non si è autonomi e oggi come oggi la Palestina è tutto fuorché autonoma. Non ha uno straccio di welfare, non ha una politica economica, non ha una moneta o un sistema bancario. Non ha un sistema sanitario, per luce ed acqua dipende da Israele (ma anche per tante altre cose). Insomma, il futuro Stato Palestinese non ha nulla per fare “lo Stato”.

E poi c’è il problema del governo che si suppone dovrebbe essere democratico, perché il mondo non ha bisogno dell’ennesimo regime islamico. Chi governerà la transizione della Palestina verso l’indipendenza e l’autonomia? Lo farà Abu Mazen il cui mandato è scaduto il 23 novembre 2008? Bella democrazia. Lo farà Hamas che dal 2007 amministra la Striscia di Gaza come se fosse la Somalia? Difficile da credere. Allora, chi amministrerà la nascita di uno Stato Palestinese che sia indipendente e autosufficiente? E vorrei porre l’accento su “autosufficiente” perché i palestinesi mica possono continuare a vivere di aiuti internazionali, che poi finiscono regolarmente nei conti correnti dei loro boss senza che nessuno ne chieda conto. E no, se si vuole uno Stato Palestinese questo deve sbrigarsela da solo come fanno tutti gli altri Stati del mondo.

E di confini ne vogliamo parlare? Gli arabi hanno rifiutato quelli stabiliti dalle Nazioni Unite nel 1948 tanto che poche ore dopo la proclamazione dello Stato di Israele hanno sferrato un attacco volto alla distruzione del neonato Stato Ebraico. E parlando dei cosiddetti confini del 67, richiesti a gran voce da tutti, qui potete leggere una ottima spiegazione basata sul Diritto Internazionale che in sostanza smentisce tutte le pretese arabe. Quindi? Quali saranno i confini dello Stato Palestinese? Anche in questo caso non è una domanda retorica perché uno dei requisiti indispensabili per diventare uno Stato è quello di avere confini ben definiti i quali uniti alla capacità di mantenere buone relazioni con i futuri vicini e all’obbligo di avere un Governo democratico riducono praticamente a zero le possibilità che la Palestina abbia i requisiti per diventare uno Stato.

Infine, che ne facciamo della Striscia di Gaza? Dove li mandiamo i barbuti terroristi di Hamas? Mica li vorrete tenere dentro uno Stato democratico? E come si mantengono le migliaia e migliaia di dipendenti pubblici assunti dai terroristi e che vengono pagati solo grazie agli aiuti internazionali? Come produciamo energia elettrica? L’acqua, le fognature, la sanità, a Gaza è tutto un macello e non certo per colpa di Israele come vogliono far credere i terroristi di Hamas. Allora, Gaza ce la mettiamo in questo Stato Palestinese oppure no? E se no, cosa ne facciamo?

Allora si fa presto a dire «riconosciamo uno Stato Palestinese» ma poi la realtà è diversa dalla retorica. Ma di quale Stato Palestinese si sta parlando?