Quanta ipocrisia nel viaggio di Papa Francesco in Israele

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Articolo molto critico di Guy Millère pubblicato su Europe Israel sulla visita di Papa Francesco in Israele (Terra Santa) tradotto per Rights Reporter da Claudia Piperno (in coda i credit).

Volevo aspettare la fine del viaggio del Papa in Medio Oriente per poter stendere un’analisi da dove mi trovo, cioè a Gerusalemme. Ma è meglio che lo faccia subito.

Il Papa ha dunque scelto di cominciare il suo viaggio con la visita alla Giordania, stato arabo-palestinese creato sull’80% delle terre affidate alla Gran Bretagna alfine di permettere la rinascita di uno stato nazionale ebraico. Ha incontrato il re, il discendente di una dinastia araba impiantata là dai britannici, ma non ha detto una sola parola per gli arabi palestinesi di Giordania che vivono come cittadini di seconda categoria. Ha anche celebrato una messa, in un paese dove i Cristiani sono perseguitati (come d’altronde in tutti i paesi musulmani) e trattati come esseri inferiori. Insomma si è comportato in buon dhimmi.

Poi ha scelto di non passare la frontiera con Israele ma di sorvolarla in elicottero per andare direttamente a Betlemme. Il programma, redatto dal Vaticano, precisa «Betlemme, Palestina , dove Sua Santità incontrerà il presidente dello Stato Palestinese». Si tratta dunque di Mahmoud Abbas, che NON è presidente in quanto il suo mandato è espirato 5 anni fa… Il termine «dittatore» converrebbe meglio, così come converrebbe Autorità Palestinese e non «Stato Palestinese», perché stato ancora non lo è.

Il Papa tratta dunque un dittatore come se fosse un presidente legittimo, e conferisce lo statuto di «stato» a una entità corrotta e criminale che sarà presto dominata da Hamas, gruppo terrorista, antisemita e negazionista.

Non dice UNA SOLA PAROLA sugli arabi cristiani perseguitati, spogliati dei loro averi e delle loro terre e cauziona l’idea che Betlemme SIA ANCORA UNA CITTA’ CRISTIANA. Chiamando Gesù – ebreo nato in terra ebraica, «PRINCIPE DELLA PACE», impiega un vocabolario che toglie a Gesù la sua radice ebraica egli dà una dimensione politica FUORI LUOGO. Accettando di esprimersi davanti una messa in scena di immagini che mischiano la storia di Gesù e «l’oppressione del popolo palestinese» e ponendosi davanti all’immagine di Gesù bambino avvolto nel keffieh palestinese, accetta di fare propaganda anti-sionista e diventa militante del negazionismo palestinese anti ebraico.

Poi, rendendo visita a dei «rifugiati» che rifugiati non sono, ma bensì gli OSTAGGI del mondo arabo da 4 generazioni, occulta il fatto che questa gente sia mantenuta nei campi per volontà dello stesso mondo arabo. Cauziona così il lavaggio del cervello che fa di queste persone uno strumento dell’odio anti-ebraico.

Fermandosi poi davanti al muro, e precisamente davanti a un tag che dice «free Palestina», diventa militante della causa palestinese di cui Hamas è il rappresentante ormai incontrastato. Certo, omette di dire che questa barriera non è anti araba ma contro i terroristi ormai suoi amici, che attraversavano per andare a far saltare civili innocenti o sgozzare bambini. Ma ormai, cosa importa una mistificazione in più o in meno, si parla ufficialmente di «barriera di separazione» tra Israele egli arabi, e non di barriera di sicurezza. Non una parola sul 20% di israeliani arabi che vivono liberamente e democraticamente in Israele.

Poi per recarsi in Israele, sempre in elicottero, sceglie di atterrare a Tel Aviv e non a Gerusalemme, per significare che la città santa NON è per il Vaticano la capitale di Israele. Il programma prevede che andrà a Gerusalemme per via terrestre, incontrando i rappresentanti della religione ortodossa e il grand Mufti di Gerusalemme sulla spianata della Moschee. Chissà se hanno parlato di Amin Al Husseini? Incontrerà anche dei rabbini e andrà al Yad Vashem.

I benpensanti parleranno di un viaggio «equilibrato». Io di equilibrato non ci vedo nulla. Certi penseranno anche che il Papa opera per la pace. Ma non si lavora per la pace cauzionando la propaganda anti ebraica e le idee sterminazioniste dei dirigenti palestinesi. Non si lavora per la pace, mettendosi dalla parte di chi trasforma gli arabi in assassini, dalla parte di una banda mafiosa chiamata Autorità Palestinese che perora l’assassinio degli ebrei e che insulta la democrazia libertaria che Israele incarna.

La Chiesa Cattolica ha alle spalle 2.000 anni di antisemitismo . Sono solo pochi anni che è stata ritirata dal catechismo la menzione di «popolo deicida», ma la strada per liberarsi dell’antisemitismo è ancora lunga. La Chiesa Cattolica ci ha messo più di 40 anni per riconoscere l’esistenza di Israele e ancora non lo riconosce, non ce la fa. Ma così facendo tradisce l’etica che eppur pretende incarnare. Evidentemente la stampa internazionale approva, ripete e trasmette, rendendosi complice di questo gioco politico. Poi stupitevi dei Merah e dell’attentato di Bruxelles…

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[glyphicon type=”sort”] Tradotto da Claudia Piperno

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