Questione palestinese: all’Onu si prepara una trappola per Israele

Al Consiglio di sicurezza dell’Onu sarebbe pronta una bozza di risoluzione firmata dalla Gran Bretagna e dalla Francia, sostenuta dalla Nuova Zelanda (membro non permanente), che nelle intenzioni dovrebbe costringere Israele e arabi (palestinesi) a sedersi di nuovo al tavolo delle trattative. Secondo alcuni diplomatici francesi, tale risoluzione dovrebbe avere anche il consenso degli Stati Uniti che fino ad oggi si sono sempre opposti a qualsiasi risoluzione che riguardasse il conflitto israelo-palestinese.

La risoluzione inglese e francese non è ancora stata resa nota ma secondo indiscrezioni prevedrebbe (il condizionale è d’obbligo) il ritiro graduale di Israele entro i confini del 1967 e la nascita di uno Stato palestinese entro il 2017 concedendo quindi agli arabi anche la zona C che invece negli accordi di Oslo rimaneva sotto controllo di Israele. Gerusalemme Est passerebbe sotto totale controllo arabo, mentre la sicurezza di Israele sarebbe garantita in un primo momento da un contingente straniero posizionato in Giudea e Samaria e successivamente affidato per la sua totalità alle forze palestinesi. Sostanzialmente siamo di fronte alla totale accettazione delle richieste arabe che solo pochi mesi fa avevano costretto gli Stati Uniti a minacciare di apporre il veto. Cosa cambia allora? Cos’è che potrebbe piacere così tanto agli Stati Uniti da spingerli ad accettare una proposta simile?

Le ragioni sono sostanzialmente due. La prima, più volte accennata da Obama, sono le dichiarazioni fatte dal Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, in campagna elettorale dove il vincitore delle elezioni aveva dichiarato che sotto il suo mandato non avrebbe permesso la nascita di uno Stato palestinese, dichiarazioni poi chiarite più volte dallo stesso Netanyahu che aveva precisato che il riferimento era alla nascita di uno Stato palestinese alle condizioni imposte da Abu Mazen, smentite che però non sono bastate a Obama che continua a usarle come pretesto per far digerire agli americani una sua eventuale decisione di non apporre il veto all’Onu su future risoluzioni riguardanti Israele e più in generale il conflitto israelo-palestinese. La seconda è che la risoluzione proposta dalla Gran Bretagna e dalla Francia si differenzia dalla proposta avanzata da Abu Mazen nello schieramento di una forza straniera che vigili sulla sicurezza di Israele ma ricalca in pieno quella avanzata a suo tempo dal Segretario di Stato americano, John Kerry, che prevedeva proprio una sorta di forza di interposizione in Giudea e Samaria. Per il resto si torna così indietro da andare anche oltre agli accordi di Oslo assecondando quindi ogni richiesta palestinese. Come possono gli Stati Uniti apporre il veto a una risoluzione che ricalca la proposta avanzata dal proprio Segretario di Stato?

La cosa paradossale è che, ammesso che la risoluzione sia presentata in questi termini (ma abbiamo pochi dubbi in merito), secondo le dichiarazioni rilasciate dall’ambasciatore neozelandese, Jim McLay, alla Reuters, la suddetta risoluzione dovrebbe “favorire la ripresa delle trattative tra israeliani e palestinesi”. TRATTATIVE? Dove sono le trattative? Dove sono i negoziati? Non c i sembra che si siano trattative o negoziati, ci sembra invece che si sia una vera e propria imposizione dall’alto che accoglie tutte le pretese palestinesi e non tiene conto né delle richieste, più che altro relative alla sicurezza, avanzate da Israele, né della situazione sul terreno. Anzi, si va oltre, perché non si tiene in nessun conto la volontà israeliana di non voler giustamente trattare sulla propria capitale, Gerusalemme. Oltretutto si chiede a Israele di abbandonare totalmente la Zona C, quella cioè nella quale nel corso degli anni sono sorti insediamenti del tutto legittimi proprio in base agli accordi di Oslo.

Ma non è finita, perché nella risoluzione anglo-francese quando si parla della nascita di uno Stato palestinese entro il 2017 non si fa nessuna menzione alla Striscia di Gaza. Cosa si fa con la Striscia di Gaza? Si da per scontato che appartenga al futuro Stato palestinese oppure si lascia nelle mani dei terroristi di Hamas? Già di fatto esistono due potenziali Palestine, ora si vuole sancire tutto questo anche con un atto formale del Consiglio di Sicurezza dell’Onu?

Francamente abbiamo la netta impressione che si stia tendendo un tranello a Israele senza precedenti nella storia dell’Onu e il tutto con il consenso di Barack Obama. Parlare di trattative e negoziati quando invece si vuole imporre una decisione dall’alto che non tiene conto affatto delle richieste israeliane significa prendere per i fondelli il mondo intero, non solo Israele, perché se si adotta questa tecnica fascista oggi nessuno vieterà al Consiglio di Sicurezza dell’Onu di fare altrettanto un domani con altre situazioni critiche.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Maurizia De Groot Vos

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