Rapporti Israele- Egitto: schiaffo ai gufi. Torna tutto alla normalità

Uno schiaffo a tutti quei gufi che già pregustavano la rottura dei rapporti diplomatici tra Israele ed Egitto e magari la fine degli accordi di Camp David. Oggi il Ministro degli Esteri egiziano, Mohammed Kamel Amr, in una intervista al New York Times ha detto che l’Egitto non ci pensa proprio a ritirare l’ambasciatore da Israele.

Mohammed Kamel Amr è andato molto oltre affermando che «è interesse dell’Egitto e anche di molti altri Paesi arabi che gli egiziani abbiano una ambasciata in Israele e che gli israeliani abbiano una ambasciata in Egitto». Nessuna rottura quindi dei rapporti diplomatici con Israele. I gufi avevano iniziato a gioire quando a seguito dell’uccisione accidentale di sei militari egiziani durante uno scontro a fuoco tra terroristi e militari israeliani, il Cairo aveva richiamato il suo ambasciatore in Israele per consultazioni, un atto quasi matematico. Israele attraverso il Ministro della Difesa ha fatto sapere subito che avrebbe aperto una commissione per verificare i fatti e che alla commissione avrebbero potuto partecipare anche militari egiziani. Ancora nessuno sa chi abbia ucciso i sei militari egiziani. Potrebbe essere stato un incidente ma potrebbe anche essere stato un atto deliberato da parte dei terroristi in fuga dopo l’attentato che giovedì scorso ha colpito Israele.

Plaude, stranamente, alla volontà egiziana di mantenere i rapporti con Israele anche la Lega Araba che per bocca del suo Segretario Generale, Nabil al-Arabi, ha anche condannato duramente la rimozione della bandiera israeliana dal pennone dell’ambasciata di Israele al Cairo da parte di qualche forsennato estremista.

Tra le cose che ha detto Mohammed Kamel Amr nell’intervista, c’è anche la volontà da parte egiziana di aumentare al sicurezza nella Penisola del Sinai. Per questo già nei giorni scorsi Gerusalemme e il Cairo si erano accordati per una deroga agli accordi di Camp David che permettesse all’Egitto di schierare un numero maggiore di soldati nel Sinai. Ora si cerca una soluzione che mantenga la sicurezza nell’area ma che non stravolga gli accordi di Camp David.

Secondo Protocollo Israel

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