RD Congo: rapporto sui diamanti insanguinati

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In contemporanea con la pubblicazione del rapporto sul Coltan insanguinato pubblichiamo anche la seconda parte del medesimo rapporto riguardante però i diamanti insanguinati provenienti sempre dalla Repubblica Democratica del Congo. L’obiettivo è lo stesso, sensibilizzare l’opinione pubblica sui “minerali da conflitto” che tante vite costano a causa delle guerre che scatenano per il controllo delle miniere.

Lo sfruttamento e il mercato dei diamanti insanguinati. Le miniere illegali di diamanti

Zona interessata dallo studio: settore nord-est della Repubblica Democratica del Congo, regioni di Orientale  e Nord Kiwu

Obbiettivo del rapporto: individuare le miniere di diamanti che non sono sotto il controllo del Governo centrale, il tragitto dei diamanti illegali, la loro destinazione e i metodi per legalizzarli aggirando il “Protocollo di Kimberley”.

Sommario:

  • Contesto e area presa in considerazione
  • Le miniere illegali di diamanti. Collocazione
  • Il sistema di vendita dei diamanti e l’aggiramento del “Protocollo di Kimberley”
  • Le finte miniere di diamanti e i grandi trafficanti
  • Le conseguenze del mercato illegale di diamanti
  • Conclusioni

Contesto e area presa in considerazione

L’area presa in considerazione dal presente rapporto è molto vasta è riguarda le regioni di Nord Kivu, di Orientale e in parte di Sud Kivu. Il contesto nel quale si sono mossi i ricercatori è decisamente ostile, sia per le oggettive difficoltà nell’individuare le miniere illegali di diamanti che nel raggiungerle oltre che alla ostilità dimostrata dai locali nell’indicare le zone di interesse e l’omertà che circonda il mercato illegale di diamanti. La zona è infestata da bande criminali e/o di ribelli i quali controllano militarmente i punti di estrazione. La mancanza di vie di comunicazione rende ancora più difficile raggiungere le miniere di diamanti, a volte vere e proprie miniere, altre volte piccoli punti di scavo e raccolta. Per il resto valgono le considerazioni espresse nel rapporto relativo al Coltan insanguinato.

Le miniere illegali di diamanti. Collocazione

Per dovere di onestà dobbiamo dire che le miniere illegali di diamanti effettivamente individuate sono pochissime mentre sono veramente tante quelle delle quali ci è stata confermata l’esistenza ma ci è stato impossibile verificare a causa delle rigidissime misure di sicurezza che le circondano. Confermate minieri di diamanti nelle vicinanze del villaggio di Bulindu (Sud Kivu) delle quali una particolarmente imponente e profonda situata a 12 Km dal villaggio e nascosta da una imponente vegetazione. Una strada è stata costruita appositamente per quella miniera e la sicurezza è affidata a milizie locali che regolano con estrema rigidità l’ingresso ala miniera. Da segnalare che, sebbene la miniera sia illegale (cioè non è sotto controllo del Governo) abbiamo notato un discreto via vai di mezzi delle Nazioni Unite e dell’esercito congolese, fatto questo che ci fa pensare ad una connivenza tra mercanti di diamanti insanguinati e membri dell’Onu e dell’esercito. I lavoratori della miniera sono in maggioranza minori che per pochi dollari al giorno (tra 2 e 8 dollari) lavorano 12/14 ore al giorno. La “miniera di Bulindu” è una delle poche che si estende in profondità e non in larghezza, cioè i diamanti non si trovano in superficie ma sono nelle viscere della terra, fatto questo che rende le pietre di Bulindu particolarmente pregiate. Altre decine di piccole miniere (noi li abbiamo classificati come “punti di estrazione”) ci sono stati segnalati intorno alla capitale del Sud Kivu, Goma, e intorno al centro di Masisi.

Più dettagliate le informazioni in nostro possesso per quanto riguarda il Nord Kivu. I punti di estrazione sono decine, senza un particolare punto di concentrazione. Una miniera di medie dimensioni che si dice fornisca diamanti particolarmente pregiati è stata individuata nei pressi del villaggio di Mutakata. Anche in questo caso è stata costruita una strada che dalla strada principale che porta a Walikale raggiunge la miniera, fatto questo che rende benissimo l’idea dell’importanza attribuita a questa miniera dato che per fare la strada si è dovuto abbattere centinaia di alberi e bucare la foresta. La “miniera di Mutakata” si estende in larghezza e non in profondità. Tuttavia i geologi affermano che è posizionata sopra un particolare terreno di origine vulcanica che rende la loro “inclusione” (l’impronta digitale del diamante) particolarmente rara e pregiata. Anche in questo il via vai di mezzi delle Nazioni Unite è particolarmente intenso. La miniera è controllata da un gruppo locale che racchiude fuoriusciti da diversi gruppi ribelli e per l’estrazione dei diamanti vengono usati uomini e bambini “rastrellati” nei villaggi intorno alla miniera oppure prigionieri di altri gruppi.

Altri “punti di raccolta” vengono segnalati nei pressi dei villaggi di Katobo, Mumo, Mweso, Bweremane, Bhusa, Bese e Nzoka. Non si tratta di vere e proprie miniere ma di terreno nel quel è stata segnalata una alta concentrazione di diamanti facilmente estraibili senza particolari macchinari o tecniche di estrazione.

Per quanto riguarda la parte che si trova nell’estremo est della regione di Orientale, le informazioni in nostro possesso non sono purtroppo molto dettagliate dato che quella zona è particolarmente instabile ed è molto difficile raggiungere i punti di estrazione o avere notizie precise. Da voci raccolte i piccoli punti di estrazione sarebbero decine e tutti i diamanti raccolti sarebbero poi acquistati da un personaggio di cui non sappiamo il nome, di origine Keniota residente in Uganda che ha la sua base nella città ugandese di Kasese. Sarebbero però diversi i personaggi che girano per i villaggi della regione per acquistare i diamanti estratti nella zona.

Il sistema di vendita dei diamanti e l’aggiramento del “Protocollo di Kimberley”

I sistemi di vendita dei diamanti illegali sono fondamentalmente due. Il primo è la consegna dei diamanti a grandi commercianti che li acquistano a partite in punti ben definiti pagandoli in contanti o con forniture di armi. Il secondo è quello, di cui abbiamo già parlato, dei piccoli trafficanti che girano per i villaggi acquistandoli dai piccoli cercatori o dai gruppi ribelli che controllano tanti piccoli punti di estrazione, pagandoli generalmente in contanti. Questo ultimo sistema sembra essere quello più praticato in quanto permette l’acquisto a prezzi stracciati di piccole quantità di diamanti che spesso nascondono pietre particolarmente pregiate. I piccoli trafficanti poi rivendono le pietre acquistate sia individualmente ai grandi trafficanti che in vere e proprie aste dove le pietre vengono valutate per la loro purezza, per la loro grandezza e per le loro qualità di inclusione. In alcuni casi i piccoli commercianti provvedono a portare le pietre in Uganda o in Ruanda dove vengono dichiarate come “estratte in loco” e quindi giudicate idonee per il Protocollo di Kimberley (vedere il capitolo dedicato alle finte miniere di diamanti ugandesi e ruandesi).

I grandi commercianti, una volta acquistati i diamanti dai piccoli commercianti o nelle aste che si tengono a Goma e a Sake, devono provvedere a “pulire i diamanti”, cioè li devono rendere compatibili con il Protocollo di Kimberley. Per fare questo devono fare in modo che quei diamanti risultino estratti in una delle miniere dichiarate idonee dal Protocollo di Kimberley. Per questo sono state create decine e decine di finte miniere in paesi che non hanno tra le loro risorse i diamanti. In particolare Uganda, Ruanda, Tanzania e Zambia. Le pietre vengono portate direttamente in Sud Africa con una “bolla di accompagnamento” che certifica la loro provenienza da improbabili miniere collocate in uno dei quattro paesi sopra citati. E’ chiaro che per fare questo occorre la compiacenza delle autorità statali di quei Paesi che autenticano la dichiarazione di provenienza. Per questo motivo vediamo come paesi che non hanno miniere di diamanti dichiarano l’estrazione di migliaia di carati che in effetti provengono dal Congo.

Le finte miniere di diamanti e i grandi trafficanti

Nel corso della ricerca abbiamo identificato almeno quattro finte miniere di diamanti tra Uganda e Ruanda che vengono usate dai due stati per certificare la provenienza dei diamanti insanguinati congolesi. La prima e forse più importante si trova in Uganda, nei pressi della città di Kasese. La finta miniera che certifica l’estrazione di migliaia di carati di diamanti è controllata dall’esercito ugandese ma non ha alcuna attività estrattiva. Non vi sono operai che vi lavorano, non c’è alcuna attività di veicoli o di persone. Solo un ufficio e grandi misure di sicurezza. La seconda finta miniera ugandese è stata individuata nei pressi della città di Nebbi, in Nord Uganda. Anche in questo caso vi sono grandi misure di sicurezza ma nessuna attività da segnalare. Il Governo ugandese dichiara, falsamente, che da questa miniera provengono i migliori diamanti estratti in Uganda. Le altre due miniere che siamo riusciti a identificare sono in Ruanda. La prima è nei pressi della città di Kibuye e anche in questo caso a fronte di una massiccia sicurezza non si registrano attività di estrazione o lavorative. La seconda si trova nei pressi della città di Kivuruga dalla quale, secondo i documenti del Governo Ruandese, si estraggono migliaia di carati di diamanti, fatto alquanto strano visto che nessuno ci lavora.

Secondo le nostre ricerche i principali acquirenti dei diamanti congolesi sono alcune società sudafricane le cui tracce portano direttamente alla De Beers. Le società acquistano i diamanti dai trafficanti e in particolare da alcuni personaggi che risiedono a Gulu, in Nord Uganda, che nascondendo la loro attività dietro a un commercio regolare e ad una impresa di trasporti che lavora, tra gli altri, per il Governo ugandese. La società incriminata cambia nome continuamente e l’ultima volta si chiamava “Ugandan trade and transport company” intestata a un cittadino sudafricano residente da anni in Uganda e ad una società Keniota che tratta ufficialmente prodotti per l’agricoltura ma dietro la quali si cela tutt’altro mercato, dalle armi alle pietre preziose.

Le conseguenze del mercato illegale di diamanti

Il mercato di diamanti in Repubblica Democratica del Congo è molto florido a dispetto del Protocollo di Kimberley. Vi è una certa gerarchia nel controllo di tale mercato. Ci sono gli “estrattori” cioè coloro che controllano le miniere (grandi e piccole), vi sono i “controllori” cioè coloro che garantiscono che l’estrazione avvenga senza intoppi garantendo protezione armata sia alle miniere che ai potenziali compratori, poi vi sono i veri e propri trafficanti che raccolgono le pietre estratte e le “puliscono” rendendole omologate al Protocollo di Kimberly. In mezzo a tutto questo vi sono decine di gruppi armati che vivono con questo mercato e che da questo commercio traggono le risorse per acquistare armi e per mantenere attive le milizie. La parte est della Repubblica Democratica del Congo è interessata da diversi micro conflitti generati proprio da questo mercato illegale e dalla volontà di controllare le immense risorse che lo alimentano.

A questo va aggiunto lo sfruttamento degli esseri umani per l’estrazione dei diamanti. Molto spesso si tratta di giovanissimi che vengono letteralmente costretti a lavorare nell’estrazione dei diamanti. Vengono anche segnalati diversi casi di veri e propri rapimenti, specie nei villaggi del nord est, di bambini da destinare forzatamente al lavoro durissimo di estrazione delle pietre preziose.

Un nota a parte va dedicata alle forze ONU presenti in Congo (MONUC). E’ appurato ampiamente che alcuni esponenti delle Nazioni Unite e diversi ufficiali della MONUC sono perfettamente al corrente dei traffici illegali di diamanti e che partecipano attivamente a tale traffico arrivando persino a garantire la protezione ufficiale dell’Onu a trafficanti e agli sfruttatori di uomini che controllano le miniere.

Conclusioni

I diamanti congolesi sono – insieme a oro e coltan – uno dei motivi per cui nella Repubblica Democratica del Congo persistono decine e decine di conflitti con gravissime conseguenze per la popolazione civile. Secondo una nostra analisi, solo il 17% dei diamanti congolesi è certificato come “proveniente dalla Repubblica Democratica del Congo”. Il resto va ad alimentare il mercato nero con tutto quello che ne consegue.  Come sempre, a fronte di una immensa ricchezza del territorio, non corrisponde una distribuzione equa dei guadagni derivanti dalle risorse stesse. La soluzione più logica sarebbe quella di una progressiva statalizzazione delle miniere, ma al momento la cosa appare assai ardua a causa del fatto che il Governo non controlla le aree esterne alle maggiori municipalità, cioè quelle zone da dove provengono le risorse. L’Onu in questo non aiuta in quanto, come detto, molti funzionari delle Nazioni Unite sono direttamente coinvolti nel mercato illegale di risorse congolesi. Se a questo aggiungiamo l’estrema spregiudicatezza delle grandi case che controllano il mercato globale dei diamanti abbiamo un quadro che non è affatto roseo per la Repubblica Democratica del Congo. Per questo motivo riteniamo estremamente utile sensibilizzare la società civile alla situazione che sta vivendo questa ricchissima terra, come riteniamo necessario denunciare il fatto che personale delle Nazioni Unite sia implicato nella protezione dei trafficanti di diamanti congolesi e nell’occultamento dei dati reali relativi a questo milionario mercato, diventando di fatto complice e co-artefice delle guerre che interessano questa terra.

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