Referendum Egitto: il grande inganno

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Ieri si è consumato la prima parte del grande inganno egiziano, un referendum tutt’altro che democratico indetto e diretto dagli islamisti per imporre l’introduzione della Sharia in Egitto. A dirlo sono alcune organizzazioni per la difesa dei Diritti Umani e confermano quanto avevamo anticipato noi lo scorso 14 dicembre quando avevamo scritto che alle donne degli islamisti sarebbe stato proibito votare.  

A dire il vero gli estremisti islamici egiziani sono andati ben oltre a quello che avevamo previsto. Presidenti di seggi fasulli che autorizzano il marito islamista a seguire la propria moglie nel box del voto al fine di controllare cosa votavano, donne a cui è stato impedito di votare e che sono state malamente e allontanate dai seggi, cristiani prima insultati e poi allontanati per non farli votare. E’ la nuova “democrazia” di Mohammed Morsi, il faraone voluto da Barack Hussein Obama e considerato da quasi tutti un moderato. Alla faccia del moderato.

Il referendum, da sempre considerato lo strumento democratico per eccellenza, è stato trasformato dagli islamisti egiziani in una enorme farsa, un inganno con il quale si vuol far passare per democratica una decisione che invece è stata imposta e fortemente voluta da un manipolo di estremisti islamici che vogliono trasformare l’Egitto in una teocrazia islamica.

Anche nel comportamento immediatamente successivo alla chiusura dei seggi (una seconda tornata è prevista per sabato prossimo) gli islamisti non si sono smentiti diffondendo la notizia, del tutto infondata, di aver prevalso sulla opposizione democratica. E’ l’ennesima dimostrazione di prepotenza dei Fratelli Musulmani e dei salafiti.

Ora la comunità internazionale ha due strade davanti: riconoscere come valido questo referendum farsa e fornire così a Morsi e alla Fratellanza Musulmana il pretesto per reprimere duramente le proteste e per far nascere l’ennesima teocrazia islamica, oppure dire apertamente che questo referendum è stato una farsa e non riconoscerlo bloccando quindi qualsiasi aiuto all’Egitto. E’ facile che, come sempre, l’Europa non andrà oltre a qualche flebile protesta e che gli Stati Uniti, pur di non ammettere l’errore fatto con l’Egitto, finiranno per riconoscere il voto “con riserva” il che, nella lingua diplomatica, significa “abbiamo capito che è un inganno ma facciamo finta di niente”.

A rimetterci, ancora una volta, sarà prima di tutto la possibilità che il mondo islamico si apra finalmente alla democrazia e poi, in seconda battuta, il popolo egiziano che nel volgere di pochi mesi si ritroverà a fare i conti con un regime di stampo teocratico che farà sprofondare il Paese indietro di un secolo con tutte le conseguenze che questo comporta. Infine a rimetterci sarà la stabilità di tutta l’area mediorientale perché permettere all’Egitto di diventare una teocrazia islamica significa farlo avvicinare alle posizioni estremiste islamiche che non hanno mai prodotto nulla di buono, solo guerre e sofferenze.

Noemi Cabitza

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