Relazioni Israele – USA: il punto più basso mai raggiunto

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Le relazioni tra Israele e Stati Uniti sono al punto più basso mai raggiunto e non è solo la questione del nucleare iraniano a provocare questo  vero e proprio cataclisma, ma sono un  insieme di fattori che negli ultimi anni hanno progressivamente allontano i due storici alleati.

Sin dal suo insediamento alla Casa Bianca, Barack Obama ha mostrato una certa predilezione a favorire quello che lui pensava rappresentasse il cosiddetto “islam moderato”, ammesso che esista un islam moderato, rappresentato nella fervida fantasia del Presidente americano dalla Fratellanza Musulmana. Per questo la Casa Bianca non ha mai fatto mistero di appoggiare l’avvento dei Fratelli Musulmani in quei Paesi dove è esplosa la cosiddetta “primavera araba”, Tunisia, Egitto e Libia. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. La cosa non è mai piaciuta a Israele anche perché vedeva, a ragione, nel disegno americano il progressivo avvicinamento alle posizioni palestinesi legate a doppio filo alla ideologia della Fratellanza Musulmana. A conferma di tutto ciò c’è la smaccata posizione filo-palestinese assunta negli ultimi tempi dalla Amministrazione USA, mitigata solo in parte da alcuni veti (inevitabili) posti dagli americani in seno alle Nazioni Unite. Che dire poi del lavoro anti-israeliano svolto negli ultimi anni dall’intelligence americana? La CIA ha lavorato a 360° per impedire a Israele di preparare un eventuale attacco alle centrali nucleari iraniane, arrivando a far trapelare notizie segrete sul lavoro occulto svolto da Israele. A conferma di tutto ciò ci sono i silenzi o le risposte poco chiare date dal Ministro della Difesa americano, Chuck Hagel, agli esperti americani di politica estera e difesa riunitisi sabato scorso a Simi Valley, in California, in occasione dell’annuale Reagan National Defense Forum. Hagel ha diplomaticamente glissato su molte domande poste dagli esperti in merito alla politica americana in Medio Oriente e in particolare sulle reazioni con gli alleati storici, Israele e Arabia Saudita.

Come si vede, quindi, la questione del nucleare iraniano, certamente la più importante per Israele, è solo l’ultimo capitolo di un progressivo allontanamento degli Stati Uniti di Obama dalle posizioni israeliane, un allontanamento chiaramente contrastato dai repubblicani e da una parte dei democratici. Lo si è visto con chiarezza dalle reazioni dei senatori che la settimana scorsa hanno ascoltato la relazione di John Kerry sulle vicende mediorientali.

E a gettare benzina sul fuoco ieri sera è andata in onda sulla CNN una intervista al Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, nella quale il Primo Ministro israeliano ha ribadito con estrema fermezza e persino con durezza la lontananza di Israele dalle posizioni di Obama sia in merito al nucleare iraniano che a quelle sulla questione palestinese.

La netta sensazione che si ha in Israele in merito a Obama (non ancora sugli USA in generale) è che il Presidente americano sia solo un falso amico, un ipocrita che dice di voler proteggere Israele ma lavora per l’esatto contrario. E’ una sensazione che si inizia a percepire anche all’interno delle istituzioni americane tanto che diversi senatori democratici iniziano a prendere le distanze dalla suicida politica di Obama che rischia di nuclearizzare l’interno Medio Oriente e di allontanare gli Stati Uniti dai suoi alleati regionali lasciando campo aperto alla Russia.

E non è un caso che Israele cerchi appoggi diplomatici da altre parti. Ieri ha incassato l’appoggio della Francia, mercoledì Netanyahu si vedrà con Putin e si parla di un accordo segreto in configurazione anti-iraniana tra Israele e Arabia Saudita. In compenso potrebbe saltare l’incontro tra Netanyahu e Kerry previsto per venerdì prossimo.

Siamo certamente al punto più basso mai raggiunto nelle relazioni tra Israele e Stati Uniti e non è detta che possano ulteriormente peggiorare. Molto dipenderà dall’accordo con l’Iran che Obama vuole sin dal prossimo incontro tra gli iraniani e il gruppo dei 5+1 previsto per mercoledì prossimo.

Adrian Niscemi

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