Repubblica Centrafricana: ancora cristiani vittime della Jihad islamica

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La situazione umanitaria nella Repubblica Centrafricana è letteralmente a livelli da tragedia, ma il mondo sembra proprio non curarsene. Vittima di un conflitto che fino a poche settimane fa era considerato a “bassa intensità” la Repubblica Centrafricana nelle ultime settimane ha visto esplodere la violenza a livelli da vera guerra civile.

A combattere sono due fazioni ben distinte, da una parte gli ex ribelli Séléka, i quali hanno deposto il Presidente Francois Bozizé e lo hanno sostituito con Michel Djotodia, dall’altra i cosiddetti anti-Balaka, una fazione derivante direttamente dalle milizie di autodifesa contro i predoni presenti in quasi ogni villaggio della Repubblica Centrafricana. I primi sono prevalentemente musulmani anche se tra di loro ci sono semplici delinquenti che poco hanno a che fare con l’ideologia islamica. I secondi sono in prevalenza cristiani che dopo diverse stragi di cristiani compiute dai Séléka si sono organizzati in una vera e propria milizia.

Per diversi mesi i due gruppi si sono scontrati episodicamente anche se in modo cruento, ma nelle ultime settimane lo scontro episodico è diventato un vero conflitto che in pochissimo tempo ha provocato la morte di migliaia di persone e lo sfollamento di almeno 395.000 civili provocando di fatto una crisi umanitaria senza precedenti nella Repubblica Centrafricana. Massiccio, da ambo le parti, l’uso di bambini soldato i quali, secondo una stima dell’UNICEF, sono circa il 25% dei combattenti. Incredibili i racconti degli attacchi ai villaggi da parte delle milizie Séléka, più predoni che ribelli che con la scusa della guerra santa islamica, la Jihad, massacrano, violentano, derubano e distruggono tutto quello che possono. Gli anti-Balaka (letteralmente anti-macete in lingua Mandja) fanno ciò che possono per difendere i villaggi cristiani ma sono poco armati e fino a poco tempo fa non erano organizzati. E’ stato con l’entrata in scena del Front for the Return to the Constitutional Order in Central Africa (FROCCA), un gruppo di ex ufficiali dell’esercito fedeli all’ex presidente Djotodia, che anche gli anti-Balaka si sono organizzati e armati fino ad arrivare, nelle ultime settimane, a formare un vero e proprio gruppo armato. E, come detto, gli scontri sono diventati violentissimi.

In tutto questo l’occidente rimane letteralmente indifferente, come se la Repubblica Centrafricana non esistesse. Migliaia di morti e centinaia di migliaia di persone in fuga non sono sufficienti per attirare l’attenzione della comunità internazionale. Neppure la Francia, ex potenza coloniale, se ne sta interessando nonostante abbia nella Repubblica Centrafricana qualche centinaio di militari. E neppure le tremende stragi di cristiani hanno attirato sulla Repubblica Centrafricana l’attenzione dei media e soprattutto della diplomazia internazionale. E’ come se i cristiani della Repubblica Centrafricana fossero cristiani di serie B.

E’ la situazione ideale per i fautori della Jihad islamica in Africa, qualcosa che erroneamente continua a essere sottovalutata come se fosse solo l’insieme di una serie di fatti isolati e non una vera e propria strategia finanziate e armata dall’Arabia Saudita che arma proprio i Séléka e tutti gli altri gruppi islamici che operano in altre realtà africane. Quando l’occidente se ne renderà conto sarà probabilmente troppo tardi.

Sonia G. (operatrice umanitaria in Cameroun) 

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