Retrobottega parlamentare

Lo ha detto chiaramente Italo Bocchino, con riferimento alla nomina di Saverio Romano a Ministro dell’Agricoltura: «quanto accaduto dimostra che Berlusconi non è più in grado di agire liberamente nella sua attività di governo».

Non è un caso che proprio il giorno della nomina a Ministro di Saverio Romano la Giunta delle Autorizzazioni a Procedere sia stata chiamata ad esprimersi sul conflitto di attribuzione per il “caso Ruby” e che la mozione della maggioranza che rinvia il processo al Tribunale dei Ministri sia passata (11 contro 10) proprio grazie ai voti del gruppo dei cosiddetti “responsabili”, Elio Belcastro e Bruno Cesario, i quali per altro si sono presentati solo all’ultimo momento giusto per far capire che aria tirava se Berlusconi non avesse pagato il suo debito con Romano nominandolo Ministro.

Per dirla tutta il Governo di Berlusconi non sta in piedi grazie alla Lega Nord, o perlomeno non solo, ma anche e soprattutto grazie ai voti del gruppo dei “responsabili”, gente come appunto Saverio Romano, Scilipoti e personaggi del genere.

Capite come le parole di Bocchino non siano per niente campate in aria. Berlusconi usa il Parlamento come fosse il retrobottega delle sue attività e non, come dovrebbe essere, il luogo deputato a legiferare per il bene dell’Italia. Tutto quello che fanno i parlamentari berlusconiani è studiare il sistema di sottrarre il “capo” ai processi e, qualche volta, a come fare per fargli ottenere vantaggi a favore del suo gruppo d’affari. Ma il problema sollevato da Bocchino va addirittura oltre e prefigura una sorta di situazione di ricattabilità del Premier proprio a causa delle attività del suddetto “retrobottega”. Qualcosa che va oltre persino al conflitto di interessi.

Sorvoliamo sul fatto che Saverio Romano sia al momento indagato per gravissimi reati, cosa che oltretutto ha fatto notare anche il Capo dello Stato. La presunzione di innocenza vale per tutti. Ciò non toglie che questo Governo abbia una moralità pari a quella di Paperinik, praticamente zero. L’abitudine di nominare a Ministri persone indagate sembra essere diventata una prassi. Alla faccia della questione morale.

E adesso aspettiamo trepidanti la discesa in campo politico di Marysthell Polanco. Gli attributi ce li ha tutti e le garanzie “dall’alto” pure. In una intervista di qualche settimana fa al Corriere della Sera (guarda il video) diceva che voleva diventare assessore regionale come la Minetti, ma si sa, l’appetito vien mangiando……

Carlotta Visentin

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