Riforma della giustizia: andare oltre i tabù magistratura e Berlusconi

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Il sistema giudiziario in Italia è retrogrado, non funzionale, per niente rapido e non in linea con i tempi. Queste considerazioni non sono mie ma del rapporto “Doing Business”  redatto da World Bank che colloca il nostro sistema giudiziario agli ultimi posti mondiali e lo individua come una delle principali cause per cui gli investitori stranieri non vengono a investire nel nostro Paese.

Il problema della riforma della giustizia ce lo portiamo dietro da troppo tempo e ogni volta che qualche parte politica prova a metterci mano succede che si trova davanti a un muro oppure che qualsiasi proposta di miglioramento venga vista come una “proposta ad personam”, spesso associandola alle note vicende di Silvio Berlusconi. Ebbene, pur non essendo una fan del Cavaliere di Arcore, devo dire che tutto questo non solo è strumentale, ma persino ridicolo. Il nostro sistema giudiziario ha bisogno come l’aria di una riforma seria e moderna che parifichi l’Italia agli altri Paesi democratici, e se ogni volta che si tenta di fare una riforma della giustizia si va a sbattere sui processi di Berlusconi, tra dieci anni saremo ancora qui a chiederci perché le aziende straniere non investono in Italia.

Occorre superare il tabù Berlusconi e, soprattutto, il tabù magistrati secondo il quale i privilegi della magistratura non si toccano. Occorre fare subito una riforma della giustizia civile che velocizzi i procedimenti e, soprattutto, occorre fare una riforma della giustizia penale che tuteli veramente i cittadini e che costringa i magistrati ad agire con cognizione di causa e non sulla base di sospetti o prove poco certe. Insomma, non è più ammissibile che un cittadino assolto in primo grado si debba sorbire anni e anni di processi perché il magistrato inquirente fa appello al verdetto di assoluzione. In sostanza bisogna togliere ai magistrati la possibilità di appellarsi alle sentenze di assoluzione lasciando questa prerogativa ai soli cittadini a salvaguardia dell’art.27 comma 2 della Costituzione che recita che un cittadino imputato di reato è innocente fino al giudizio definitivo. Una riforma in tal senso, più o meno sul modello americano, costringerebbe i magistrati inquirenti a sottoporre a processo i sospetti di un reato solo in presenza di prove certe e allo stesso tempo tutelerebbe il cittadino sospettato di reato. La proposta, più volte avanzata, è ragionevole e velocizzerebbe il sistema giudiziario italiano, ma ogni volta che è stata avanzata è stata etichettata come una riforma pro-Berlusconi.

Un altro aspetto fino ad oggi intoccabile ma che andrebbe velocemente regolamentato è la cosiddetta “discesa in campo politico” di alcuni magistrati. Il sistema attuale permette a questi magistrati di andare in aspettativa e di dedicarsi alla politica per poi, nel caso di non elezione, tornare al loro lavoro originario (l’esempio di Ingroia è emblematico). Mi sembra evidente che l’obbiettività che richiede il ruolo di magistrato inquirente venga messo a dura prova da questa attuale normativa. Oltretutto mi pare una chiara violazione della separazione dei poteri (giudiziario e politico) sancito dalla Costituzione. Non può sfuggire infatti che un magistrato che scende in politica dopo aver condotto indagini rivolte a personaggi politici non possa poi tornare a fare il magistrato e pretendere di essere giudicato imparziale. Non solo, crea confusione tra i due poteri dello stato. Mi sembra quindi indispensabile regolamentare il passaggio dal potere giudiziario a quello politico in maniera che i due poteri non collidano.

Riassumendo in poche parole: velocizzare i processi civili, divieto di appello per i magistrati di proporre appello alle sentenze di assoluzione degli imputati, regolamentazione della “discesa in campo politico” dei magistrati o ex magistrati. Certo, è una cosa un po’ semplicistica e di certo sono decine le cose che andrebbero fatte per una seria riforma della giustizia in Italia comem per esempio la responsabilità civile dei magistrati, altro punto importante che però andrebbe analizzato nel dettaglio e in maniera più ampia (lo faremo), ma partire di queste piccole cose sarebbe già importante e cancellerebbe migliaia di processi in secondo e terzo grado frutto degli appelli dei magistrati, non solo, costringerebbe gli stessi magistrati a perseguire un sospetto di reato solo in presenza di prove certe e non di semplici sospetti come spesso avviene.

Insomma, è ora che la politica superi il tabù della magistratura intoccabile il tabù di Berlusconi secondo il quale ogni proposta di riforma della giustizia viene vista come un favore al Cavaliere. L’Italia ha seriamente bisogno di andare oltre e credo che la riforma della giustizia sia una delle principali priorità di questo Paese. Magari mi faccio nemico qualche magistrato, ma è ora che qualcuno ne parli in maniera pacata e senza preconcetti politici.

Bianca B.

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