Rifugiati siriani: il punto della situazione. Allarme in Europa

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rifugiati siriani

I rifugiati siriani sotto competenza ONU hanno superato il numero di cinque milioni. A dirlo è un rapporto diffuso oggi dalla Agenzia per i rifugiati dell’Onu (UNHCR) che fa il punto della situazione dopo sei anni dall’inizio del conflitto.

Secondo il rapporto i rifugiati siriani sono per la maggior parte sfollati in Turchia, Giordania, Libano, Iraq ed Egitto. Il numero non tiene però conto dei rifugiati siriani fuggiti in Europa ma solo di quei profughi che sono sotto la diretta responsabilità della UNHCR. Poche migliaia di profughi siriani sarebbero invece rifugiati nei paesi del Golfo. I numeri in totale dei rifugiati siriani, esclusi i siriani fuggiti in Europa, sono impressionanti:

  • 5.018.168 i profughi siriani assistiti dalla UNHCR
  • 13,5 milioni di siriani che hanno bisogno di assistenza in patria
  • 6,3 milioni il numero totale di rifugiati siriani ospitato in IDP camps nei vari paesi
  • 4,7 milioni di siriani non raggiungibili a causa dei combattimenti

Allarme in Europa

Quella dei rifugiati siriani è una bomba a orologeria che rischia di scoppiare in mano all’Europa, specie se la Turchia dovesse riaprire i suoi confini verso la Grecia. Con l’arrivo della stagione calda molti dei rifugiati siriani ospitati nei campi (soprattutto in Turchia) fremono per partire. Nei campi si diffonde sempre più la voce, messa in giro ad arte, che una volta raggiunta l’Europa i profughi siriani riceveranno automaticamente lo status di rifugiato con tutti i benefici che tale status comporta. Secondo alcuni cooperanti internazionali sono gli stessi turchi a mettere in giro la voce e questo fa pensare che Erdogan voglia usare l’arma dei rifugiati siriani per mettere sotto ricatto l’Europa. Un funzionario della UNHCR sentito a condizione di anonimato ci racconta che migliaia di rifugiati siriani si stanno muovendo dai campi turchi verso la costa nonostante gli operatori facciano di tutto per dissuaderli. Si parla di un primo punto di raccolta nella città turca di Adana. Il sospetto è che la Turchia abbia già deciso di riaprire la cosiddetta “via dei Balcani”, almeno quel tanto che basta per intimidire l’Europa e tenerla sotto ricatto.

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