Rohani non incanta nessuno (salvo la Ashton)

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Si attendeva con una certa curiosità il primo discorso del nuovo Presidente iraniano, Hassan Rohani, alle Nazioni Unite, si voleva vedere se realmente la linea politica iraniana (sia interna che internazionale) sarebbe cambiata. A differenza di quanto dicono i media internazionali noi pensiamo che Rohani non abbia detto nulla di nuovo, è solo stato più furbo del suo predecessore.

A leggere i giornali occidentali sembra invece che Hassan Rohani abbia cambiato tutto. Certo, è stato più prudente nel lanciare accuse, in una intervista alla CNN ha detto che «l’olocausto è stato un crimine riprovevole commesso dai nazisti contro gli ebrei» salvo poi rilanciare i dubbi sui numeri della Shoah e soprattutto sulla legittimità della nascita dello Stato di Israele (ne parliamo qui). Ha detto di essere disposto a trattare sul nucleare, e questo si sapeva già, confermando che il programma nucleare iraniano ha solo fini pacifici e civili e non militari, fatto questo che viene smentito dai fatti. Infine ha detto che «l’occupazione israeliana della West Bank è una violenza strutturale» tornando a spada tratta sul tasto più amato dai pacivendoli mondiali, la Palestina. Poi ha parlato di pace e di convivenza e, parlando della Siria, ha detto che l’Iran si farà carico di mediare tra il regime di Damasco e il resto del mondo e di apprezzare la scelta di Assad di consegnare le armi chimiche alle istituzioni internazionali ammonendo però che «se le armi chimiche di Assad finissero in mano dei ribelli sarebbe un dramma per tutta la regione». Insomma, il bastone e la carota. Piccole aperture volte più che altro a nascondere quando non a giustificare una politica estera aggressiva e terrorista che va avanti da anni e, soprattutto, a prendere ulteriore tempo sul programma nucleare iraniano. In sostanza, ha detto le stesse cose che diceva il suo predecessore, Mahmoud Ahmadinejad, facendolo però in maniera più diplomatica con una piccola correzione sulla Shoah che Ahmadinejad negava apertamente mentre Rohani contesta “solo” (si fa per dire) i numeri.

In realtà quindi Hassan Rohani non si è mosso di una virgola dalle posizioni di Ahmadinejad. Continua a negare la legittimità di Israele, vuole procedere nella corsa al nucleare, non ripudia il sostegno dell’Iran a gruppi terroristici come Hezbollah e Hamas, tantomeno al regime di Damasco.

Che dire poi di quello che sta avvenendo in Iran a livello interno? I media internazionali hanno dato un gran risalto a due fatti accaduti di recente: la liberazione di una trentina di oppositori e l’approdo delle istituzioni sui social network (Facebook e Twitter). In realtà nelle carceri iraniane ci sono ancora migliaia di oppositori molti dei quali sono accusati di aver partecipato alle proteste post-elettorali del 2009 o di aver usato “impropriamente” proprio i social network. E poi l’accesso a Twitter, a Facebook, a Gmail e altre piattaforme social è ancora interdetto alla popolazione in Iran. Li possono usare solo i leader politici. Quindi anche a livello interno non è cambiato proprio niente, solo che i media internazionali si sono fatti abbindolare (non so quanto involontariamente) da microscopici e a volte perfidi segnali di apertura.

Concludendo, Hassan Rohani non incanta nessuno, almeno quelli non apertamente schierati con l’Iran e che abbiano un minimo di intelletto. Fanno eccezione i media schierati e il solito duo comico, Obama & Ashton, che non vedevano l’ora di genuflettersi al nuovo Presidente iraniano e di ricominciare con la storiella dei rinvii sul nucleare iraniano.

Noemi Cabitza

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