Se i comunisti bloccano le riforme di Renzi si vada a elezioni

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Lo abbiamo sempre detto che l’ostacolo più grosso che Matteo Renzi avrebbe dovuto superare sulla strada delle riforme non era nei partiti di opposizione, ma che fosse all’interno del suo partito. Ieri ne abbiamo avuto l’ennesima conferma con la insensata polemica messa in atto dal Senatore Corradino Mineo, ex direttore di RAI News 24, voluto da Bersani in quell’area che noi chiamiamo “talebana” del PD.

Però ,sebbene l’ex direttore di “tele Kabul” fosse nella nostra lista di cattivi, ci aspettavamo più una opposizione da parte delle vecchia guardia del PD, quella che non ci sta a lasciare la poltrona dopo tanti anni di dominio incontrastato, ci aspettavamo qualche trabocchetto dall’astuto D’Alema, dall’area che fa capo a Pippo Civati o da quella ex DC delle vecchie galline bollite. Mineo in un certo senso è stata una sopresa, un jolly tirato fuori dalla manica del perdente Bersani e messo di traverso sulla strada di Renzi e delle riforme.

Ora Renzi non può farsi intimidire da questi quattro gatti bolscevichi e costo di buttare tutto all’aria deve andare avanti con le sue riforme. Un uomo che ha preso oltre il 40% dei voti alle ultime elezioni, uno che per la prima volta ha fatto vincere veramente il PD, non può farsi fermare da qualche vecchio comunista bramoso di incollarsi ancora di più alla poltrona. E se per farlo deve buttare fuori questi elementi dal Parlamento con nuove elezioni, lo faccia senza titubanze. Gli italiani capiranno.

Il Paese ha troppo bisogno di riforme per essere bloccato dai veti dei vari Mineo o delle varie Camusso, gente con una ideologia che per anni ha bloccato lo sviluppo italiano e alle quali non possiamo più sottostare.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Bianca B.

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